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Ama:donne del mare ,Ama 海女

Ama:donne del mare ,Ama 海女

Ama:donne del mare

Ama:donne del mare

Ama:donne del mare ,Ama 海女

“Ama” in giapponese significa “donna del mare”, una donna capace di immergersi nelle profondità nell’oceano per raccoglierne i frutti, senza attrezzatura sofisticata o grandi imbarcazioni, profondamente a suo agio con gli elementi e l’ambiente circostante da non sentire l’esigenza di celarsi a sguardi indiscreti o convenzioni sociali.

Una donna d’altri tempi che vive con coraggio le gioie e le sofferenze del mare e conserva un fascino incredibile nell’immaginario contemporaneo, grazie anche al patrimonio iconografico lasciato da fotografi come il giapponese Yoshiyuki Iwase.

Gli Ama sono un gruppo etnico che viveva in piccoli villaggi sulle rive del mare, distribuiti lungo tutta la costa centrale e meridionale del Giappone. Oggi, ormai assimilati dalla cultura giapponese conservavano ancora, a quell’epoca, alcuni tratti culturali originali che ne distinguevano la struttura sociale, l’ideologia e le manifestazioni della vita spirituale. Fra questi tratti, quello senz’altro più evidente riguardava la pesca di un mollusco, l’awabi (in italiano «orecchia di mare»), che costituiva la principale occupazione dei mesi estivi e la fonte di reddito di gran lunga più importante dell’intera comunità.

Ama:donne del mare

Ama:donne del mare

All’isola di Hèkura, al largo delle coste centro occidentali del Giappone, la pesca agli awabi era un compito riservato alle donne che la praticavano in apnea lungo i fondali prospicienti l’isola, in alcuni casi profondi anche venti metri. Nel celebre servizio fotografico realizzato da Maraini, forse il primo reportage etnografico subacqueo, le Ama sono ritratte nel loro ambiente naturale: fra gli scogli, in acqua e sott’acqua, coperte soltanto da un perizoma. La visione solare e disincantata di quello che agli occhi occidentali appariva come il “fascino erotico” delle donne di Hèkura, si coniuga con la narrazione per fotogrammi di una quotidianità contrassegnata da un profondo rapporto della cultura con l’ambiente. Un Giappone, per molti versi sconosciuto, che l’obiettivo di Maraini riuscì a immortalare ancora nella sua piena vitalità, mentre all’orizzonte s’intravedeva già l’autunno di un mondo destinato, da lì a poco, a scomparire per sempre. In queste pagine vi sono alcune foto in bianco e nero, scelte fra quelle scattate da Maraini all’isola di Hèkura nel 1954. Le foto scattate da Maraini a Hèkura furono in parte pubblicate nel volume “L’isola delle pescatrici” del 1962.

Video

Il primo è ideato e prodotto da *Filmati Di Mare*


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“Articolo a scopo didattico-istruttivo, divulgativo, informativo e ricreativo“

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