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Carlo Sciarrelli, Architetto E Progettista Navale

Sciarrelli

Difficile riassumere in poche parole il genio e l’ unicità di uno degli architetti e progettisti navali più brillanti che la storia della nautica da diporto (e non solo)  abbia conosciuto.

Nato a Trieste nel 1934, si diplomò all’Istituto Tecnico Industriale ed iniziò a lavorare per le Ferrovie dello Stato come fuochista manovratore.
Tuttavia la passione per il mare e per le barche lo avrebbe fatto entro breve approdare a diversi lidi professionali: iniziando a bordeggiare su una piccola deriva, un beccaccino, si

appropria dei segreti della navigazione e, osservando le meravigliose barche ormeggiate presso i moli triestini, inizia a studiarne le forme e le tecniche costruttive.

Da autodidatta, si avvicina alla cultura classica, studiando le più disparate discipline in maniera rigorosa e con vera passione, costruendosi un sapere eclettico e vasto che gli permetterà di esprimere al meglio il proprio genio.

Durante l’ arco della sua vita progetterà quasi 140 barche, i cui nomi verranno via via notati su una striscia di carta, affiancando alcuni di essi da un asterisco, a significare la soddisfazione raggiunta nel proprio operato.

Da questa moltitudine di progetti, scaturiranno poi circa 400 imbarcazioni per vari armatori, tutt’ oggi esemplari nel perfetto equilibrio raggiunto tra funzionamento, eleganza e bellezza.

Idee, progetti e realizzazioni navali

Lontano dagli estremi tecnicismi che trovano la massima espressione nella progettazione navale moderna, si curò più del concetto di wave-form per disegnare le carene dei suoi progetti, secondo il quale era l’onda che suggeriva le linee di progetto migliori, più che dei numeri adimensionali utilizzati dalla fluidodinamica per definire i sottili confini tra efficienza ed eccesso d’attrito. Questa concezione, che si rifaceva al più squisito classicismo, gli diede ragione.

Infatti, dopo aver ricondizionato Aspasia, una piccola passera lussiniana costruita negli anni ’30 a Veglia (ed oggi perfettamente restaurata ), si cimentò a soli 23 anni nella progettazione ex-novo di una barca da regata, Anfitrite, un cutter bermudiano di 8 metri, che in breve tempo vinse quasi tutto nella sua classe.
Dopo questi successi, arrivò la prima commessa da un aramatore, che si concretizzò in Aglaja, uno “schutter” (ribattezzato così da una crasi tra schooner e cutter) a cui il progettista rimase molto legato, giacchè riusciva a riassumere nelle sue forme il concetto puro di bellezza, sempre tenacemente perseguito.
Queste due barche rimasero come pilastro fondamentale per tutta la progettazione successiva, dove riuscì ad innestare nella tradizione più classica, il giusto quid di modernità per proporre barche belle e veloci, rimanendo fedele al legno come materiale costruttivo principe. Infatti rimase sostanzialmente estraneo alla nautica da diporto di massa e dall’utilizzo della vetroresina, che oggi rappresenta quasi la totalità delle costruzioni, restando fedele alla costruzione di scafi dislocanti, che dovevano aprirsi la via fendendo l’ onda e non “volandoci sopra”, come la moda degli scafi molto invelati e plananti suggeriva.

E quando si cimentò nella costruzione di scafi da regata ad altissime prestazioni, ci riuscì con Sagittario, costruita per la marina Militare: un cutter bermudiano dal ridottissimo dislocamento, fasciato in lamellare, destinato alle regate oceaniche.
La regata oceanica OSTAR (Original Single-Handed Trans-Atlantic Race)  alla quale partecipò, fu un pieno successo: ottenne il settimo posto in tempo reale su 59 partecipanti e il terzo nella classe dei monoscafi con poco più di 28 giorni impiegati per coprire le circa 4800 miglia da Plymouth a Newport.
Le tipologie di barche progettate non si fermano però qui: oltre ad eleganti cutter ed a “rassicuranti” catboat, progettò pure pescherecci e pilotine, a testimonianza di una poliedricità davvero unica.

La ricerca e l’ ottimizzazione di una vita

La ricerca della perfezione del connubio tra funzionamento ed eleganza fu il tema conduttore, come si diceva, di tutta la sua attività.
La sua idea di base era quella di permeare con l’anelito allo stato dell’arte il proprio mestiere, coinvolgendo tutti i partecipanti: tale stato dell’arte non si delineava come un’insensata ricerca di originalità, che tante brutture aveva già prodotto, ma come ricerca di una giusta prassi da seguire, sino alla conquista di appropriatezza.
Difatti non si propose mai come immaginifico progettista di forme ex-novo, ma come perfezionatore del meglio che il progresso aveva sin a quel punto proposto, orientandolo verso un’ evoluzione migliorativa, con continui aggiustamenti e nuove intuizioni, inglobando nel concetto di “bello” un design che però non poteva prevaricare la funzionalità ultima.

Carlo Sciarelli come Maestro e scrittore

Uomo dal carattere complesso ed autoironico, con il gusto per il paradossale ed il provocatorio, preferiva che sulle sue barche vi fossero “due tipi di commento: la muta ammirazione o gridolini d’ entusiasmo”, ma anche aperto ad un dialogo costruttivo, imperniato sulle sue saldissime conoscenze, come si evince dalla lectio magistralis che tenne presso l’Università di Venezia al momento del conferimento della laurea honoris causa in Architettura Navale, nel 2003.

Maestro di yacht design quale fu, scrisse un libro considerato pietra miliare  in tale disciplina, “Lo Yacht”, e ne collezionò decine, assieme ai ritratti di velieri d’epoca e di modelli che ancora oggi sono custoditi nella sua casa di Trieste.

Lo Yacht

Appassionato velista, per molti anni lo si vide bordeggiare nel golfo di Trieste a bordo del suo stupendo Bat, un cutter aurico costruito nell’Essex nel 1889 e tutt’ ora ormeggiato presso lo Yacht Club Adriaco di Trieste, vero a proprio tempio per gli appassionati di barche d’epoca, che ospita anche diverse creazioni del Maestro.

Formò un solo allievo progettista, Federico Lenardon del Cantiere Alto Adriatico di Monfalcone, ad oggi un assoluto riferimento per la progettazione e realizzazione di yacht in legno e fiore all’occhiello della nautica regionale.

In definitiva, Carlo Sicarrelli, distinguendosi per estro, intuizione  e capacità, si propose come continuatore della marineria classica, interpretandola da un punto di vista votato all’ arte e ad una continua opera di rifinitura di idee e progetti, regalando agli estimatori una vasta serie di capolavori la cui stessa essenza riassume e conserverà l’immortalità del suo genio.

LA STORIA

Cork nacque grazie al sughero (in inglese “cork”)

Negli anni 70 i sandali femminili con tomaia e tacchi in sughero (i famosi “zatteroni”) erano di moda ed ebbero un boom in tutto il mondo.
I guadagni ottenuti dall’approvvigionamento e il commercio del sughero per la produzione di questi sandali permisero a Cesare Rotelli, un imprenditore italiano, di trasformare in realtà il suo sogno di costruire uno yacht a vela su misura per sé e per la propria famiglia.
Rotelli decise di affidare alla matita di Carlo Sciarrelli, uno dei più geniali architetti navali italiani dell’epoca, la progettazione di uno yacht di 20 metri, in accordo alla sua filosofia “classico-moderna”.
Sciarrelli espresse la sua miglior creatività progettando un’imbarcazione a vela a stazza relativamente leggera, armata a “cutter”, costruita dai Cantieri Craglietto, in Italia, che collaborarono con Sciarrelli su diversi progetti.
Lo yacht fu varato nel 1974 e battezzato con il nome “CORK” e divento’ una delle migliori imbarcazioni disegnate da Sciarrelli, tanto da meritare il famoso “asterisco” che l’architetto aggiudicava a quelle “sue” imbarcazioni che riteneva maggiormente riuscite.
Cesare Rotelli ricercava senza sosta nuove idée per migliorare tecnologia e know-how in tutte le arti e i mestieri nei quali la sua mente veniva coinvolta, spesso dimostrando un’attitudine avanguardista.
Per gli interni di Cork, ritenne la distribuzione prevista dal progetto di Sciarrelli troppo tradizionale e poco in accordo al suo spirito di barca e al suo stile di vita a bordo. Decise, quindi, di chiedere ad un suo architetto d’interni di ridisegnare il lay-out degli interni e lo stile degli arredi. Tale ridistribuzione si rivela in perfetto accordo con i concetti attuali di interior design, 30 anni dopo il varo di questa barca eccezionale.
Un’altra sua idea innovativa per Cork fu di richiedere al cantiere di inserire pannelli di agglomerato di sughero da 30mm di spessore per isolare parte dello scafo e il sotto-ponte, nello spazio disponibile tra il ponte e i cielini, a formare un’unica area ventilata attraverso delle fessure negli imbotti dei boccaporti della coperta. Questa idea “ecologica” garantì un grande confort di vita a bordo nei climi estivi del Mediterraneo, rendendo superflua l’installazione di un sistema di condizionamento dell’aria. L’uso del sughero come isolamento termico nelle imbarcazioni era raro all’epoca…  e Cork fu forse un caso unico!

Cork in Mediterraneo

Lo yacht Cork navigò una vita splendida girando il Mar Mediterraneo, da Trieste verso sud, lungo le coste Croate dell’Adriatico, fino in Grecia.
In seguito intorno alla Sicilia e a tutte le isole del Tirreno, visitando i luoghi più belli delle coste italiane e francesi, fino alle isole Baleari.
Trovò il suo ormeggio abituale a Porto Cervo, in Sardegna, dove la sua elegante silhouette divenne famosa e fu ammirata come uno degli yachts membri dello Yacht Club Costa Smeralda.
Il Comitato di Regata dello YCCS beneficiò delle comodità della sua coperta e dei suoi interni quando Cork fu scelta come Barca Giuria per dare la partenza ai famosi 12 metri stazza internazionale durante I Campionati Mondiali del 1984.

IL PROGETTO E LA FILOSOFIA “SAVE CORK”

Cork: una filosofia contemporanea nello yachting…

L’impiego di materiali ecologici e di tecnologie rispettose dell’ambiente garantiranno il benessere e la salute del personale che lavora al restauro dello yacht Cork, così come degli ospiti che approfitteranno dei momenti di navigazione e dell’equipaggio che vivrà a bordo.
A tal fine è in atto una ricerca dettagliata su materiali atossici ed eco-compatibili che possano fornire le stesse (o migliori) garanzie di qualità e resistenza negli impieghi specifici, prodotti senza componenti petrolchimici ed utilizzando la minor quantità di energia possibile.
SAVE CORK PROJECT  potrebbe diventare un progetto pilota affinché l’esperienza acquisita e i risultati raggiunti con un refit eco-compatibile vadano a vantaggio di tutti gli operatori e gli utilizzatori finali del settore.

L’uso di materiali ecologici, impianti a basse emissioni ed energie rinnovabili renderanno la vita a bordo di Cork salubre e confortevole, garantendo un basso impatto sull’ambiente:

  • sughero per gli isolamenti acustici e termici,
  • vernici esenti da componenti organici volatili per gli interni,
  • impianto elettrico a ridotte emissioni elettromagnetiche,
  • sistemi eolici o fotovoltaici per la produzione di energia a bordo,
  • propulsione a carburante alternativo o ibrida,
  • trattamento delle acque e compattazione dei rifiuti,
  • tessuti naturali per gli imbottiti e la biancheria di bordo.

Promuovere i concetti di salute e benessere a bordo di yacht e imbarcazioni, così come negli ambienti abitativi e negli spazi pubblici, è una filosofia contemporanea che permette di salvaguardare il nostro pianeta e l’ambiente.

Cork fu, con molte probabilità, uno dei primi yacht a bordo del quale il sughero fu usato per l’isolamento termico. Al giorno d’oggi, l’uso di questo materiale è perfettamente in linea con i concetti di ecologia e di salvaguardia dell’ambiente.

Il sughero è un tessuto vegetale che riveste il fusto e le radici delle piante legnose nelle quali sostituisce l’epidermide. Particolarmente pregiato è il sughero della quercia da sughero (Quercus suber L.), le cui aree di maggior diffusione sono il sud-ovest europeo e il nord-ovest dell’Africa.
Grazie alle sue caratteristiche – impermeabilità, galleggiabilità, elasticità, alto potere isolante e resistenza al fuoco – il sughero viene usato per la produzione di una numerosa gamma di prodotti, il più comune dei quali è il tappo delle bottiglie di vino.
Ci sono circa 2,2 milioni di ettari di foreste di quercia da sughero sul nostro pianeta, le piu’ importanti in Portogallo (33%) e in Spagna (23%) oltrechè in Italia, Francia, Marocco, Algeria e Tunisia. La produzione annuale è di circa 340.000 tonnellate: il 52% in Portogallo, il 32% in Spagna e il 6% in Italia.
Il sughero viene rimosso dai tronchi di alberi di almeno 30 anni, ogni 9-12 anni. Gli alberi vivono mediamente 200 anni.
L’industria del sughero è generalmente considerata ecologica. La produzione rinnovabile e la facilità con cui i prodotti e sottoprodotti in sughero possono essere riciclati, ne rappresentano gli aspetti piu’ importanti.
Le foreste di quercia da sughero prevengono la desertificazione e rappresentano l’habitat naturale di diverse specie a rischio d’estinzione. Esse hanno, inoltre, altissime proprietà di assorbimento di CO2.
Un albero di quercia da sughero opportunamente sfruttato assorbe fino a 5 volte piu’ CO2 di un’albero non sfruttato! Gli studi promossi da Corticeira Amorim, Oeneo Bouchage e Cork Supply Group, “Analysis of the life cycle of Cork, Aluminum and Plastic Wine Closures”, sviluppato da Pricewaterhouse Coopers in accordo alle norme ISO 14040 e 14044, hanno determinato che il sughero è il materiale più ecologico in assoluto per i tappi delle bottiglie di vino.
Le foreste di querce da sughero costituiscono l’habitat naturale della lince iberica, una delle specie feline più minacciate al mondo. Lo sviluppo dell’edilizia abitativa non rispettosa e l’introduzione di un virus per controllare la popolazione di conigli, preda principale della lince, sono tra le cause principali della distruzione di questo habitat. (informazioni fornite dal Cork Quality Council)

Il sughero, per le sue caratteristiche, verrà ampiamente utilizzato per il restauro dello yacht Cork :

  • paglioli: sostituzione dei paglioli esistenti con nuovi paglioli costruiti con pannelli sandwich composti da pelli in compensato marino e anima in sughero e agglomerato sughergomma;
  • componenti antivibranti per i sistemi a bordo e per l’isolamento dei paglioli;
  • isolamento acustico della sala macchine: sostituzione del vecchio materiale d’isolamento con pannelli speciali a base di sughero;
  • isolamento termico del sotto-ponte: sostituzione dove necessario e mantenimento dei pannelli in sughero da 30mm tra il ponte e i cielini;
  • coperta: possibile utilizzo dell’agglomerato di sughero sviluppato specificamente per i ponti delle imbarcazioni per la totale sostituzione del rivestimento in Teak della coperta, completamente usurato.

I giorni gloriosi di Cork

 

 

Il suo stato attuale

 
   

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