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Delfini arruolati loro malgrado ,Delfini-kamikaze

Delfini arruolati loro malgrado ,
Delfini-kamikaze

Delfini arruolati loro malgradoK-dog

Delfini arruolati loro malgrado

Delfini-kamikaze

Un nostro articolo correlato a questo:  *Beluga arruolati loro malgrado ,Animali in guerra – non avevano scelta *

 

Il delfino in foto è K-dog, addestrato dall’esercito americano per individuare mine nel Golfo Persico, ma come lui ci sono piccioni viaggiatori per i messaggi in zone a rischio, cani che scovano esplosivi, cavalli e muli al fronte: l’elenco è lungo di animali usati dall’uomo in battaglia.
Il comportamento più crudele è volerli usare addirittura come armi. Durante la seconda guerra mondiale, gli americani pensarono di usare pipistrelli muniti di ordigni incendiari a tempo, per dare fuoco alle città giapponesi… Il loro piano però fallì, perché alcuni animali scapparono durante gli esperimenti e bruciarono la macchina di un generale: una piccola vendetta a nome di tutti.

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Central Command Area of Responsibility (Mar. 18, 2003) — K-Dog, a Bottle Nose Dolphin belonging to Commander Task Unit (CTU) 55.4.3, leaps out of the water in front Sgt. Andrew Garrett while training near the USS Gunston Hall (LSD 44) in the Arabian Gulf. Attached to the dolphins pectoral fin is a pinger device that allows the handler to keep track of the dolphin when out of sight. CTU-55.4.3 is a multi-national team consisting of Naval Special Clearance Team-One, Fleet Diving Unit Three from the United Kingdom, Clearance Dive Team from Australia, and Explosive Ordnance Disposal Mobile Units Six and Eight (EODMU-6 and -8). These units are conducting deep/shallow water mine countermeasure operations to clear shipping lanes for humanitarian relief. CTU-55.4.3 and USS Gunston Hall are currently forward deployed conducting missions in support of Operation Iraqi Freedom, the multinational coalition effort to liberate the Iraqi people, eliminate Iraq’s weapons of mass destruction, and end the regime of Saddam Hussein. U.S. Navy photo by Photographers Mate 1st Class Brien Aho. (RELEASED)

Riportiamo i commenti del nostro amico TIMOTEO CIERI; che ci ha fatto conoscere una realtà inquietante sui nostri amici delfini, realtà che ci fa comprendere quanto può essere bestia l’uomo (senza offesa per le bestie)

Timoteo Cieri
‎”Delfini-kamikaze” (loro malgrado)
Ai delfini in passato è stato infatti chiesto di “morire per le guerre degli esseri umani: durante la prima Guerra del Golfo 1991-1992, i militari montarono sul muso di questi cetacei ordigni esplosivi, ma…ndandoli a schiantarsi contro il nemico e rubando il copione ai moderni kamikaze musulmani. Ma la strategia non piacque alle associazioni animaliste che insorsero contro la Us Navy, facendo saltare i piani di attacco. E prima ancora di quegli anni, i primi delfini usati in battaglia dagli Usa risalgono al Vietnam, dove per la prima volta entrarono in azione anche orche ammaestrate.

Timoteo Cieri
Dal 1989 la marina militare nella baia di San Diego(U.S.A.), utilizza dei delfini equipaggiati con finimenti e piccoli elettrodi sotto pelle, per sorvegliare e proteggere i sottomarini Trident e le navi da guerra stazionate in mare aperto.
L…e operazioni di “cetacean intelligence” che coinvolgono diversi mammiferi, sono divenute sempre
più segrete per effetto delle forti opposizioni degli animalisti.
Ultimamente si torna a parlare di questi cetacei e, questa volta, a farsi sentire non sono le associazioni animaliste bensì la voce di Leo Sheridan, settantaduenne affermato investigatore del governo americano.
Secondo quanto afferma Sheridan, 36 mammiferi addestrati in missioni di tipo attacca-e-uccidi, equipaggiati con dardi tossici, sarebbero fuggiti dai loro speciali container a seguito
delle conseguenze devastanti dell’uragano Katrina abbattutosi qualche mese fa su alcune zone
dell’America.
Gli esperti, che studiano da diversi anni l’addestramento dei cetacei, sembrano realmente preoccupati: si pensa che i delfini possano sparare ai sub in tuta.
I delfini, abituati nel loro addestramento a simulare protezione contro attacchi terroristici, scambierebbero innocenti sub o surfisti per potenziali nemici lanciando i dardi a loro
disposizione destinati a mettere a dormire il bersaglio.
Un vero guaio per la marina militare americana, che alla luce di quanto trapelato dalle righe del giornale britannico “The Guardian”, non sa proprio come rimediare al grave inconveniente.

Delfino in laboratorio

Durante la seconda guerra mondiale, l’esercito russo usò cani kamikaze per far saltare in aria i panzer tedeschi. Nel libro A Higher Form of Killing, Robert Harris e Jeremy Paxman descrivono come i cani appena svezzati venissero tolti alle madri e venisse loro dato il cibo solo sotto alla “pancia” dei carri armati. Una volta sul campo di battaglia, i cani venivano tenuti a digiuno, con un esplosivo e un’alta antenna di comando sul dorso. Quando i panzer tedeschi si avvicinavano, gli animali affamati venivano rilasciati. Correndo istintivamente sotto ai carri nemici per cercare il cibo, l’antenna strisciava contro la pancia di metallo, facendo detonare l’esplosivo e distruggendo carro armato e cane. Piani ancora più fantasiosi vennero preparati dall’OSS, il precursore della CIA. Uno di essi era focalizzato sull’istintiva paura dell’acqua dei gatti e sulla loro leggendaria abilità di atterrare sempre sui loro piedi. Gli scienziati dell’OSS immaginarono di attaccare una bomba alle zampe del gatto che sarebbe stato poi imbracato sotto ad un aereo da combattimento. Durante la picchiata sulle navi da guerra naziste, il gatto sarebbe stato rilasciato e, nella disperazione di evitare l’acqua, avrebbe quasi certamente condotto la bomba sul ponte delle navi nemiche. Gli esperimenti furono un fiasco: gli animali perdevano conoscenza molto prima che la nave potesse servire da spazio di atterraggio.
Dai primi anni ’60, gli scienziati militari hanno spostato la loro attenzione sui cetacei, sia come strumento di ricerca che come macchina da guerra. I piani più sinistri includevano l’addestramento dei delfini ad attaccare esplosivi e dispositivi-spia elettronici sulle navi e sui sottomarini nemici. Nel 1972, la marina statunitense ha sviluppato segretamente un gruppo di focene da guerra in Vietnam. Per almeno un anno, questi delfini sperimentali sono stati usati per proteggere le baie strategiche in territorio vietnamita dall’infiltrazione degli uomini rana nemici. Secondo il Dr. James Fitzgerald, pioniere nella ricerca sui delfini per la CIA e la marina statunitense, dopo aver sorpreso un sommozzatore intruso, gli animali venivano addestrati a togliergli la maschera e le pinne, tagliare il tubo dell’ossigeno e infine “catturarlo per l’interrogatorio”. In realtà sembra che i delfini che hanno “combattuto” in Vietnam siano stati molto meno benevoli. Molti addestratori, infatti, diedero le dimissioni disgustati dal crescente ed abietto sfruttamento dei cetacei da parte dell’esercito USA ed alleviarono il loro senso di colpa rivelando almeno in parte i segreti militari al pubblico. Secondo il Dr. Michael Greenwood, i delfini della marina erano stati anche addestrati ad uccidere, con coltelli attaccati alle pinne e al muso e con grandi siringhe ipodermiche piene di biossido di carbonio pressurizzato che, una volta iniettato all’uomo-rana nemico, si espandeva rapidamente facendolo letteralmente esplodere. Anni dopo, fu rivelato che i delfini killer in Vietnam erano stati responsabili della morte di 40 vietcong subacquei e (accidentalmente) 2 militari americani. “Non sanno riconoscere la differenza tra un amico e un nemico”, spiegò un ex addestratore della CIA. Il concetto di amico e nemico mortale all’interno della medesima specie è un concetto alieno per i delfini.
Malgrado la Marina ammetta di esser stata capace di “programmare i delfini e tenerli sotto controllo per distanze fino a molte miglia”, essa negò strenuamente di averli sottoposti a condizionamento attraverso la stimolazione cerebrale. L’addestramento, comunque, rimase strettamente segreto, spingendo il Dr. Farooq Hussain del Dipartimento di Biofisica del King’s College (Università di Londra) a chiedersi: “Come può un animale che per secoli è stato celebrato solo per la sua intelligenza e la sua socievolezza verso l’uomo, ora essere addestrato da un uomo a ucciderne un altro? Di certo viene usata l’elettrostimolazione dei centri nervosi del piacere e del dolore per indurre e ricompensare un comportamento aggressivo.
Le tecniche di addestramento accertate, comunque, non sono meno crudeli. I delfini vengono “controllati” attraverso la privazione del cibo. Quando sono sazi, sono molto difficili da controllare perché non hanno un incentivo a ritornare. Quindi, quando vanno in missione, vengono equipaggiati con un pezzo di velcro avvolto intorno al muso (conosciuto come AFD, “Anti-Foraging Device” ovvero mezzo anti foraggiamento) che impedisce loro di aprire la bocca per catturare pesci. Ciò li spinge a fare ritorno alla base. Quando un delfino è fuori, viene rilasciato un fischio di richiamo ad una frequenza che può essere sentita dagli animali a lunga distanza. Se ritornano dopo averlo udito, vengono ricompensati: l’AFD viene rimosso e ricevono del cibo.
Nella primavera del 1989, Rick Trout, che aveva lavorato come addestratore di animali per la Marina dal 1985 al 1988, rivelò che delfini e foche dell’esercito erano stati affamati durante il loro addestramento al Naval Ocean System Center di San Diego in California. Documenti ufficiali mostrano che 13 delfini sono morti nelle mani della Marina in 3 anni, più della metà di fame o di disordini di stomaco.
Bisogna sottolineare anche che l’uso dei delfini come strumento militare mette in pericolo i delfini indigeni dell’area in cui sono impiegati. Le truppe nemiche non sanno quali sono i delfini dell’avversario e quali no: ne consegue che uccidono tutti quelli che trovano.

“Articolo a scopo didattico-istruttivo, divulgativo, informativo e ricreativo“


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