Crea sito

Dossier Isola di spazzatura – …Aggiungi un posto a tavola…

plastica-2I frammenti di plastiche di cui è composta questa isola di spazzatura nel Pacifico non solo fanno schifo a vedersi ma rischiano di cambiare determinati habitat naturali. Secondo l’Encyclopedia of Coastal Process “i problemi creati sono cronici e potenzialmente globali”. Cronici, perchè le plastiche commerciali non sono biodegradabili nell’acqua di ; globali, perchè le acque inquinate non stanno ferme ma si muovo in base alle correnti.

Vi dico di più, queste porcherie fluttuando in mare accumulano su di se tutta una serie di veleni e sostanze chimiche nocive che non sono solubili in acqua. A scoprirlo sono stati, nel 2001, dei ricercatori giapponesi i quali sostengono, in base alle loro ricerche, che i detriti di plastica funzionano come delle spugne per sostanze tossiche disperse nelle acque in minuscole particelle come ad esempio, i DDT, PCBDDE e la diossina.

Inoltre, diverse specie di animali scambiano questi frammentini per cibo e lo ingurgitano. Un esempio sono circa il 90% delle tartarughe che nidificano carcassfullalle isole Hawaii e che scambiano questi rifiuti per cibo, mangiandoli. Lo stesso è stato scoperto per alcune specie di Albatross, e di altri uccelli che vivono e si nutrono per i mari, i quali sorvolano l’immensa discarica oceanica alla ricerca di cibo. Greenpeace ha usato proprio l’immagine di un Albatros morto – che dentro lo stomaco aveva tantissimi pezzi di plastica e oggetti veri e propri ingurgitandoli e scambiandoli per pesci ma indigeribili – per una campagna mediatica diretta a sensibilizzare l’opinione pubblica sui danni alla che comportano i rifiuti solidi di plastica.

Greenpeace stima in oltre un milione gli uccelli marini e in migliaia di tartarughe marine che muoiono a causa di indigestione da plastiche.

ht_jellyfish_entangled_080326_msAlcuni ricercatori giapponesi hanno scoperto diverse specie di piccoli animali marini e diversi tipi di meduse, che fungono da nutrimento per animali marini più grandi, che hanno inglobato delle particelli di plastica e che stazionano nei mari del polo nord.

Nel 2002 alcuni fotografi del Natural History Magazine hanno scattao delle immagini subaquee di meduse all’interno delle quali era possibile notare piccoli frammenti di plastiche che queste avevano inglobato durante la loro crescita. Molti di questi organismi che i sono uniti a particelle di plastica, le quali trasportano anche minuscole dosi di alcuni tra i peggiori veleni che l’uomo produce, fungono da nutrimento per numerose specie di pesci.

piramidecatenaalimentarwe9Secondo molti ricercatoripiccoli frammenti di plastica stanno entrando nella catena alimentare proprio dalla sua base“, ovvero dagli organismi marini. Non è dato sapere se siano già entrati anche ai massimi livelli della catena alimentare, ovvero quelli che riguardano l’uomo.

Pensate come è strana la vita. La maggior parte degli oggetti che noi usiamo quotidianamente sono fatti o contengono plastica. Che poi finisce negli oceani, si sgretola e viene mangiata da diversi animali.

Se questi animali  contaminati vengono poi mangiati dall’uomo (nell’ipotesi che i nostri stomaci siano in grado di sopportare tali nuovi “nutrienti”) che poi li fa diventare escrementi… Se la plastica che espelliamo dall’intestino è l’escremento dell’uomo, allora la plastica che l’uomo produce è l’escremento del nostro sistema produttivo.

Ma questa è solo un’ipotesi…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.