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Il corallaro e la sua barca ,Francesco Era,Emotions in the deep blue

Noprobem seconda - un Magnum 38 flay - l'ultima barca di Francesco Era

Il corallaro e la sua barca

Articolo della serie *Racconti di mare*

Uomo pesce. L’uomo, i suoi sogni, il suo mare: Francesco Era

Emozioni nel profondo Blu – Emotions in the deep blue

(Articolo n. 28 nella categoria *Racconti di mare* : cercare altri articoli in “Cerca nel Blog” opp. In  ”Naviga in Filmati di Mare” opp. sulle barre blu in alto)

Abbiamo già conosciuto Francesco Era con l’articolo *Sensazioni a-100/130 metri nel blu* ed i successivi. Un nuovo racconto che fa parte di una serie che Francesco ha chiamato “Raccontandomi”. Abbiamo seguito storie avvincenti grazie ai racconti di Francesco ed ora parleremo della sua barca. Sicuramente è uno degli “attrezzi” necessari al corallaro, deve sempre avere in sicurezza tutta la sua attrezzatura, ivi compreso il natante d’appoggio ….. ne va della sua vita! Che brividi nel leggere le ultime righe di questa storia !!!!!!

Con questo articolo vedremo l’importanza, per un corallaro, dell’efficienza della sua imbarcazione. Francesco ne ha possedute, nei tempi tre. Le vedremo in foto tutte, ma la storia riguarda la sua ultima barca il ” Magnum 38 flay ”  ribattezzato  Noproblem 2                                                                                 *Ser*

Noprobem II - un Magnum 38 flay - l'ultima barca di Francesco Era

La terza ed ultima barca da me acquistata per la pesca del corallo, volevo forse chiudere in bellezza con un fly 38 costruito dal cantiere Magnum Marine ancora oggi uno dei cantieri più famosi per il diporto sportivo. Costruito nel 1979 ….prima che io l’ acquistassi erano stati tolti i motori originali a benzina per essere sostituiti con due Aifo diesel da 370 cavalli l’uno.  *Francesco*

* Raccontandomi n. 5 *

Il corallaro e la sua barca

Questa che vado a raccontarvi è una disavventura che potrebbe evitarne un’altra. Quella che vedete in foto è l’ultima mia imbarcazione utilizzata per la pesca del corallo. E’ un Magnum 38 flay, l’acquistai usata, non riuscii a resistere ad un  annuncio sul mensile Nautica. Presi accordi telefonici andai a la Spezia per vederla, me ne innamorai subito, una barca che avevo sempre desiderato, nuova sarebbe stata impossibile così chiusi un pò gli occhi su alcuni particolari (cosa da non fare) e firmai l’acquisto. Essendo immatricolata per il diporto dovetti far fare la nuova immatricolazione come barca per la pesca, quindi tutta una serie di modifiche tipo assi dell’eliche di maggior diametro, modifica dell’impianto antincendio ecc. Mi raccomandai dicendo che trovare la barca sulla mia verticale dopo oltre 30 minuti di lavoro a 100 metri di profondità, per il corallaro è indispensabile, come dire: fate bene i lavori ne va della mia vita, stretta di mano e ripartii per la Sardegna. Per eseguire i lavori la portarono in un cantiere di Livorno, di tanto in tanto telefonavo per avere notizie, regolarmente mi veniva detto, “stiamo facendo tutto ciò che ci ha chiesto, stia tranquillo”. Non vedevo l’ora di averla in Sardegna….l’emozione era tanta dal porto di Livorno io e mia moglie salimmo a bordo del nostro Noproblem 2 così l’avevamo ribattezzata (si dice che il nome della barca non si deve cambiare e quando si fa, alla prima uscita si deve incrociare la propria scia per tre volte, cosa che non feci). Da Livorno tappa all’isola d’Elba per fare rifornimento di gasolio poi all’alba rotta per Portisco, porticciolo turistico a nord di Golfo Aranci in Sardegna. Non dando molto peso ad una disavventura durante il viaggio che doveva farmi subito capire la poca onestà di alcune persone, iniziai la stagione del corallo.

Ricordo: era una delle prime uscite per lavoro, avevo appena finito di scandagliare il fondale per individuare un possibile punto buono per l’immersione che da li a pochi minuti avrei dovuto fare, quando all’improvviso sentii che il gruppo elettrogeno si spense, alzai il boccaporto e lo vidi quasi completamente allagato, in cabina anche il corridoio era invaso dall’acqua, ricordo ancora le mie ciabatte che “navigavano” avanti e indietro, non sapevo cosa pensare il mio sguardo incrociò quello del mio marinaio, il messaggio era: “non c’è più niente da fare stiamo affondando”, all’unisono aprimmo i boccaporti dei motori, ancora qualche minuto e sarebbero stati completamente sommersi entrava tanta acqua che la pompa di sentina non riusciva a smaltirla.

Non ero preoccupato per la nostra vita, eravamo a poche miglia da Alghero, il mare era piatto e oltre ai salvagenti avevamo la zattera autogonfiabile, era la certezza di perdere la barca e la stagione di lavoro neanche iniziata che mi angosciava,…l’acqua a bordo era talmente tanta che non si capiva da dove entrasse, una frazione di secondo e tentai l’ultima speranza, indossai una maschera e mi tuffai per vedere la carena, subito mi resi conto dell’accaduto si era sfilato un timone, da un libro letto anni prima avevo seguito il consiglio di portare a bordo tappi di sughero che potevano in emergenza chiudere le prese a mare, gridai al marinaio: è il timone, dammi un tappo…salvai la barca.

Ebbi la conferma di avere speso tanti soldi per lavori non eseguiti o eseguiti male. Prima considerazione: non per tutti una stretta di mano ha un valore, seconda, meglio seguire di persona i lavori affidati ad altri, terza, più che altro un consiglio, avere sempre a bordo tappi del diametro delle prese a mare, degli scarichi o dove come nel mio caso si possa creare un’entrata d’acqua, ma anche fogli di plastica o tele, possono sempre essere utili per tamponare una piccola falla. Inoltre da quel giorno aggiunsi in sentina un sensore collegato ad un cicalino che in caso di allagamento suona prima che sia troppo tardi.

Certo che nell’andare male è andata anche bene, se il timone si fosse sfilato anche solo mezzora dopo io sarei già stato in immersione, sul fondo alla ricerca del corallo ed ignaro dell’accaduto in risalita non avrei trovato la barca indispensabile per l’assistenza al corallaro in fase di decompressione…sarebbe stata la mia fine……….buona navigazione 🙂

il mio viaggio continua …….. * Raccontandomi n. 6 *

     Foto e testo di Francesco Era

Collegamento a : Raccontandomi n. 4

Le imbarcazioni di Francesco Era

Prima barca di *Francesco Era* per la pesca professionale del corallo, costruita dai cantieri del Garda in compensato marino

Noprobem - un Synthesis -La seconda barca di Francesco Era

Noprobem - un Synthesis -La seconda barca di Francesco Era

Noprobem - un Synthesis -La seconda barca di *Francesco Era* in cantiere a S. Teresa di Gallura...nevicata storica

Noprobem - un Synthesis -La seconda barca di Francesco Era - - Francesco si prepara per una immersione nel blu profondo

La mitica Noprobem

La mia seconda barca è stata un Synthesis costruito dal cantiere Partenocraft di Napoli, anno di costruzione 1970 montava 2 motori diesel Volvo Penta da 270 cavalli l’uno. Ai suoi tempi era innovativa sia per la linea sia per il metodo di costruzione, interamente in legno di mogano lo scafo veniva lavorato seguendo lo stesso procedimento che si utilizza per gli scafi in resina, su uno stampo, lamelle di mogano venivano incrociate e incollate in quattro strati. Si chiamava Noproblem, nome improprio per una barca perchè penso che non esista barca che non dia mai qualche problema.

Noprobem II - un Magnum 38 flay - l'ultima barca di Francesco Era

 

i due Noprobem

 

Rena Majore - Sardegna

 Scultura in corallo e legno – Realizzazione di Francesco Era

Bucher
Scultura in corallo e legno
Lavoro eseguito in occasione dell’Eudi Show 2010 per l’associazione “Comandante Raimondo Bucher” Realizzato in legno di ginepro e corallo rubrum.altra prospettiva sull’articolo precedente

Corallo - Realizzazione di Francesco Era -"Bucher" Scultura in corallo e legno

 
 “Articolo a scopo didattico-istruttivo, divulgativo, informativo e ricreativo“


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