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LA PESCA IN ROSA

 Radoslava Petrova, 38 anni, è una donna “in carriera”: venuta dalla Bulgaria, ha cominciato a lavorare per la cooperativa di pescatori professionali Maestrale, come impiegata. E ora ha a disposizione il peschereccio Mariemi II, per sè e le sue 4 compagne di lavoro: Sabrina Sbordone, Cristina Atzeni, Ilaria Marchi e la colombiana Carolina Lopez. Ecco la cooperativa “rosa” “Bio & Mare”. Risulta la prima cooperativa di pesca di sole donne in Italia. Salpano ogni mattina dal molo di ponente verso il mare aperto, buttano le reti, catturano il pesce e lo portano al banco di vendita in porto. Proprio come i colleghi uomini pescatori. Questo “fiocco rosa” nato nel nostro territorio, è stato annunciato ieri nella presentazione di Mondopesca, il Salone per la pesca professionale, sportiva e amatoriale, che si terrà a Carrarafiere da venerdì a domenica prossimi.

Una fiera di livello nazionale, che secondo il direttore della Imm, Paris Mazzanti e il presidente Giorgio Bianchini, parte con il piede giusto (e la benedizione di Regione e Provincia) grazie anche all’impegno della cooperativa Maestrale di cui è presidente Giuseppe Maffei, e a quello della Fipsas provinciale (federazione pesca sportiva) presieduta da Stefano Sarti. Ieri, sul molo dei pescatori, fra barche, reti stese ad asciugare, un tavolo con crostini al gusto di pesce, e vini abbinati, “Radi” Petrova ha spiegato che lei e le sue compagne hanno deciso di «mettere una bandiera rosa in questo settore. Noi concretizziamo la filiera del pesce: lo andiamo a pescare, lo portiamo a terra, lo smagliamo, lo vendiamo, realizziamo prodotti biologici». Un esempio per molti giovani in cerca di lavoro. L’assessore provinciale alle politiche del mare, Domenico Ceccotti, ha sottolineato il fatto che localmente almeno venti famiglie vivono sulla pesca, garantiscono la filiera corta (dal mare direttamente al consumatore) ed ha annunciato che una collocazione funzioanle come quella di Marina sarà trovata anche a Massa per i pescatori d’oltre Foce. La coop “rosa” sarà uno dei portacolori di Mondopesca, che è un evento unico in Italia come ha detto Mazzanti, perché raccoglie tutti i segmenti della pesca: da quella professionale a quella amatoriale, dalla la nautica all’elettronica, fino alla gastronomia. Oltre 90 gli espositori su 6mila metri quadrati. In Italia il settore ittico conta 13.374 imbarcazioni di cui circa 7mila raggruppate fra Calabria, Sicilia, Campania e Puglia, e le altre nel resto della penisola. In Toscana operano 630 imbarcazioni, il 4,5% dell’intera flotta e a Marina ci sono i pescherecci professionali più moderni. Nel 2009 il settore ha messo sul mercato 234.000 tonnellate di prodotti ittici per un valore di oltre un miliardo di euro. Un’economia che può rappresentare, assieme all’agricoltura e al turismo, il futuro del territorio apuano. «La Imm ha creduto in noi» ha detto
Maffei, «e inoltre, noi pescatori aspettiamo in gloria il porto turistico». Sarti punta sulla sinergia fra pescatori professionisti e sportivi, per valorizzare il territorio. Ci sono aziende che allevano trote con l’acqua della Lunigiana, che producono qualità. Ha anche annunciato che Mondopesca è stato scelto per la presentazione dei prossimi Giochi mondiali della pesca, a fine agosto 2011: con 50 nazioni e 4.500 atleti. Il 70% delle gare si svolgerà in Toscana: Massa Carrara e Lucca avranno quelle più importanti con 25 nazioni. Insomma, tutti gli occhi puntati su Mondopesca. Un calendario di appuntamenti ricchissimo: a cominciare dal convegno sulle “barriere sommerse” (una casa per i pesci) di cui si parla da anni per il ripopolamento del mare. Gare di pesca da Portovonere alla nostra costa, e anche campionati di pesca virtuale. Tanta gastronomia dal mare alla tavola, tutta da gustare. E si può anche imparere come si sfiletta il pesce e come si salano le acciughe.

Fare il pescatore? Roba per noi donne

Rady Petrova Cittadina italiana di origine bulgara, 37 anni, è il presidente della prima cooperativa di donne pescatrici in Italia, a Carrara.

Mi faccia l’identikit della presidentessa di una compagnia di pescatori, tutte donne.

Vivo da anni in Italia, qui a Carrara, in Toscana, dove ero arrivata perché sposata a un italiano. Ho tre lauree conseguite nel mio paese di origine: giornalismo, turismo e pedagogia. Ma si tratta di titoli di studio che non erano riconosciuti in Italia e dunque ho cominciato a cercarmi un lavoro…

Perché proprio la pesca?

Il mare mi piace. Da sempre. All’inizio ero segretaria della cooperativa il Maestrale, qui a Marina di Carrara. Poi mi sono appassionata ai segreti della pesca, a conoscere le reti, a uscire in mare. Uscire in mare è un’altra dimensione.

Come è nata l’dea di una cooperativa fra lei e le sue quattro compagne?

Abbiamo imparato il mestiere dagli uomini della Maestrale. Poi il comandante ci ha annunciato che usciremo in mare con un peschereccio tutto per noi, che vede qui. Siamo una bulgara, una colombiana laureata in criminologia e tre italiane. Tutte molto affiatate. La nostra cooperativa è per una pesca sostenibile, si chiama Bio&Mare ed è la prima in Italia composta interamente da donne.

“La pesca in rosa” recita il sottotitolo del suo biglietto da visita…

In un mondo maschile come quello dei pescatori siamo la prima bandiera rosa!

Come vi hanno accolto gli uomini qui sul molo?

Ci vogliono bene, siamo coccolate. E ci aiutano anche quando c’è da sbarcare le casse di pesce.

Il nome del peschereccio?

Mariemi II. L’abbiamo ereditato. E come sa il nome non si cambia: porterebbe sfortuna!

E lei sta studiando da comandante…

Certo! Dopo un anno di imbarco e alcuni esami si diventa comandanti. Diciamo che dal prossimo anno saremo indipendenti.

Come è organizzato il lavoro fra di voi?

Alcune lavorano in mare a largo delle nostre coste sul peschereccio, altre alla vendita presso il banco della cooperativa il Maestrale qui sul molo. Poi c’è da curare l’amministrazione, con ordini e fatture. Infine abbiamo un negozio, un punto vendita non lontano da qui dove trasformiamo il pescato che avanza in prodotti biologici.

Ci spieghi meglio.

La nostra produzione è una filiera corta, un ciclo chiuso. Peschiamo il pesce e lo vendiamo, poi ciò che resta invenduto viene trasformato in salse o sughi di triglia, di razza, o di cicala di mare. Il punto è che per preparare questi prodotti che poi vendiamo, adoperiamo ad esempio sugo di pomodoro biologico senza conservanti o additivi. Quindi: pesce fresco più salse bio.

La vostra giornata tipo?

Sveglia a notte fonda e imbarco sul peschereccio; verso le 5 del mattino si gettano le reti a largo; verso le 8.30 si torna a riprenderle. Sempre a bordo, si seleziona il pesce pescato, lo si pesa, lo si sbarca nelle casse, lo si prezza e lo si mette in vendita al banco sul porto. C’è da riassettare le reti, poi, e c’è chi di mattina lavora anche al negozio, dove nel pomeriggio arriva l’invenduto per essere trasformato.

E quando si va a casa?

Quando…si è finito!

Un lavoro bello pesante…

Si può fare soltanto se c’è una profonda passione. Ho visto parecchi ragazzi che vengono a provare, pur di avere un’occupazione. Dopo una settimana scappano…E comunque non abbiamo bisogno di andare in palestra a farci il fisico!

Anche Cristina, che vende dietro il banco qui sul porto, ha una forma invidiabile…

Lo credo…fra vendere e pulire il pesce non può stare un attimo ferma!

Quanto si guadagna?

Nel nostro settore il lavoro non manca. Però molto dipende da quanto si pesca. Se c’è maltempo non si esce in mare. Se invece la pesca è buona si possono incassare anche 7-800 euro, a volte 1000 euro a settimana.

Che tipo di pesci pescate?

Gamberoni, triglie, seppie, razze, naselli, pesce da cacciucco (cosiddetto pesce povero: polpo, palombo, cappone, scorfano, gallinella, ghiozzo, sugarello ecc…, ndr). Quando va bene tiriamo su anche 70 chili di pesce in una uscita, quando va male tiriamo su rifiuti.

In che senso…

A parte pezzi di legno, che possono spezzare le reti, ci capita di “pescare” plastica, cartoni, sacchetti…

E che cosa ne fate?

La raccolta differenziata: li portiamo a riva e li dividiamo nei loro rispettivi cassonetti.

A chi vendete il pesce?

In quanto piccola cooperativa non possiamo fornire le quantità richieste dai supermercati. Però lavoriamo coi ristoranti, nella vendita al dettaglio, sui mercatini biologici e con i Gas, i gruppi di acquisto solidale, che comprano direttamente dal produttore: ne riforniamo a Massa, Montignoso, Sarzana, Firenze, Prato e Parma.

Intervista di: Domenico Coviello

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