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LE DONNE VICHINGHE – EMANCIPAZIONE ED ORGOGLIO FEMMINILE

Nelle tribù vikinghe la donna godeva di grande prestigio al contrario di come invece la storia spesso le ha dipinte e cioè sottomesse e asservite ad una cultura maschilista. Questo prestigio e rispetto era tale, che già al tempo esse potevano chiedere e ottenere il divorzio dal proprio consorte, con annessi tutti i beni materiali di loro proprietà.

Nella società di oggi, ritenuta dai più civilizzata e democratica, le donne riescono ad ottenere il divorzio solo da circa 40 anni.

Pur non avendo notizie precise e sicure sul ruolo guerriero delle donne vikinghe durante le guerre (nel senso che non risulta esistano reperti archeologici in grado di dimostrare tale supposizione, almeno in periodi di poco antecedenti all’anno mille), si sa invece con certezza che il loro ruolo spirituale (e quindi con buona probabilità anche materiale, considerato che per gli antichi non esisteva la scissione tra spirito e materia, come non esisteva tra il sacro e profano), era essenziale. In nordico antico la valkyrja è “(colei che) sceglie i caduti” (kirja su kjòsa “scegliere”; valr “caduti”). Il suo ruolo era appunto quello di aiutare, dare vittoria o scegliere i combattenti, cioè di raccogliere i guerrieri caduti sul campo di battaglia per portarli al cospetto di Odino. Ma il suo ruolo non si limitava a questo già di per sè importante compito. Essa arrivava a cavallo sul campo di battaglia in assetto di guerra simile ad una furia a sostenere l’eroe prescelto. Nel caso egli l’avesse percepita in qualche modo, il guerriero sapeva che la sua fine terrena era prossima. In tal caso la Valkiria lo conduceva al cospetto del Grande Padre, attraverso il viaggio agli Inferi, ed era sempre Lei, una volta giunti a destinazione, ad accogliere il guerriero nel Valhalla offrendogli un corno ricolmo di idromele. In questa sua ampia funzione si può cogliere tutta l’importanza del ruolo della donna come guerriera, come Guida e come “veicolo” di trasformazione: è con Ella infatti che si chiude il ciclo terreno dell’uomo, ma è sempre con Ella che avviene la rinascita dopo aver fatto da Guida al guerriero attraverso gli Inferi. Ma la Valkyrja rappresenta anche la dispensatrice di Conoscenza (particolarmente interessante il Carme di Sigdrifa/Brunilde, la Valkiria liberata e risvegliata da Sigfrido, grazie alla quale l’eroe apprende i segreti delle Sacre Rune. Cita l’autorevole Gianna Chiesa Isnardi nel suo libro “I miti nordici”: Sono le dee che stabiliscono il destino degli eroi nella battaglia, situazione estrema in cui è messo alla prova tutto il significato dell’esistenza. Le Valkirie, ci suggerisce un verso, sono le “figlie adottive” (oskmeyjar) di Odino, le spose spirituali dell’eroe che dischiudono le porte della Valhalla. Esse possiedono e trasmettono i segreti celesti, sono simbolo dell’epifania del divino; per questo sono dette bianche e luminose, fanciulle del Sud che appaiono talora in aspetto di cigno. Per la loro qualità di divinità guerriere appaiono anche armate di tutto punto; è detto inoltre che spesso compaiono in schiere numerate da numeri simbolici. La loro qualità divina esalta inoltre nel fatto che esse sanno cavalcare nell’aria e sull’acqua. La Valkiria, figlia di Odino, ha il duplice volto della furia in combattimento e la grazia del cigno bianco (uno degli uccelli solari per eccellenza), animale nel quale esse si trasformano. Una Runa delle Valkirie è Algiz, la cui grafica ricorda anche l’impronta del cigno, Runa questa, che simboleggia la Rinascita e il Ritorno al Centro (l’uomo che saluta il sole con le braccia levate), in perfetta sintonia con il compito delle dee guerriere. L’avvenenza delle Valkirie è tale da assomigliare alla leggiadria del cigno bianco. Dipinte come donne di rara bellezza fisica, con candide braccia e chiome fluenti, che si sposano perfettamente con la capacità di brandire la spada, con la spietatezza, la determinazione e la forza interiore che contraddistingue qualsiasi guerriero degno di questo nome.

Il rumore della battaglia
stordisce i cuori
di impavidi ed eroi.
Il vento soffia furioso
fra i vessilli spiegati
e nelle criniere
dei nostri destrieri.
Gioite sorelle!
Andiamo
a mietere
il nostro raccolto…

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