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Nicolas Khoury l’uomo delle conchiglie

Nicolas Khoury l’uomo delle conchiglie

Nicolas Khoury l’uomo delle conchiglie

Nicolas Khoury l’uomo delle conchiglie

Aspettava con impazienza il bel tempo, quest’anno così tardo ad arrivare. Quando le giornate si addolciscono, anche la brezza marina intiepidita è un invito a fermarsi più a lungo sul bagnasciuga. Può capitare allora, se ci si trova al Cavallino di Venezia, di incontrare un uomo curvo per ore sulla sabbia, un cacciatore di sogni.
Sono trentacinque anni che Nicolas Khoury durante la stagione estiva, alle ore 4.30, dopo aver visto sopraggiungere l’alba e dato il saluto agli uccelli fraticelli, che fanno il nido tra le conchiglie dell’arenile, fa il suo inchino a madre natura e le offre il suo rendimento di grazie, valorizzandone un dono che ormai pare stupire solamente i bambini. Ha ottant’anni il signor Nicolas e una grande passione: le conchiglie.
«E’ un piacere per me raccogliere le conchiglie. E’ un inchinarsi fisico e spirituale di fronte alla bellezza della natura. Anche se ora, a causa del mal di schiena, mi sono costruito un attrezzo per tirarle su, non viene meno il mio rispetto e la mia meraviglia di fronte alla grandezza e all’originalità del creato – spiega Khoury – Ho sempre avuto la passione della natura, da bambino raccoglievo semi, piantine, foglie e a casa mi rimproveravano perché portavo di tutto. Ma le conchiglie… Le conchiglie sono stupefacenti: non ce n’è una uguale a un’altra. Quando le pulisco, il grigio dovuto alla salsedine se ne va; compare il colore e mi si apre il cuore».
Nicolas Khoury abita in zona Sacra Famiglia a Padova e nello stesso quartiere ha in affitto un piccolo atelier, dove custodisce il suo tesoro: circa 150 mila conchiglie, di colori, forme, dimensioni diversi, tutte comuni, quelle delle più frequenti famiglie delle nostre coste.
Alcune sono miniature: è possibile farcene stare 41 su tre polpastrelli di una mano. Ma il dato più sorprendente agli occhi è il colore: gialle, arancioni, rosse, rosa, porpora, a linee, con effetto piumato, quasi a rendere un volto umano. Il signor Khoury ne ha una, la preferita, la più amata, in cui si riescono a leggere delicati lineamenti femminili e un copricapo. Lui la chiama “la principessa”. Vi sono anche i mitili, i nostri peoci: tra le sue mani diventano quasi blu.
«Quando la gente vede il colore originale di queste conchiglie, mi chiede abitualmente: “Le ha dipinte lei?” – continua il raccoglitore – E io rispondo sempre: “No, le ha dipinte Quello dell’ultimo piano”».
Dopo quindici anni di raccolta, ha deciso di selezionarle e, mistandole, quasi per caso fece una scoperta: disponendole una accanto all’altra su un foglio di carta, le conchiglie davano forma ad altre forme, a disegni di natura, astratti, riproduzioni di quadri celebri. Colorati mosaici di cui questi piccoli tasselli di mare sono le tessere, scelte con cura tra migliaia di altre.
Forte della sua esperienza e competenza di fotografo, Khoury dagli anni Novanta ha cominciato a fotografare le sue composizioni e a stamparle in grande formato; quindi rimuove le conchiglie dal disegno realizzato, che riutilizzerà eventualmente per altre composizioni.
Le foto sono quanto rimane delle sue decine e decine di opere che, come i mandala di sabbia tibetani, alla fine vengono distrutte. «Tutta la sua operazione artistica – ha affermato un critico dopo aver visto le sue foto – è una sorta di lunga performance riassunta dall’immagine fotografica, non conclusa se non con il dissolvimento dell’opera stessa».
Le sue opere sono state esposte in un paio di occasioni, tra cui una mostra mondiale di malacologia ad Ascoli Piceno; anche il comune di Padova gli ha dedicato una rassegna nel 2002. Nel sito web www.arteam.it/nicolas è possibile vedere alcune composizioni.

CHI E’ NICOLAS KHOURY
Nicolas Khoury è nato ottant’anni fa ad Alessandretta, importante città di mare allora siriana, da una famiglia di cristiani greco-ortodossi; la nonna era armena, perciò fin da piccolo imparò a comunicare in questa lingua, in arabo e in turco.
Dopo aver vissuto in Siria e in Libano dove, da ragazzino, lavorò come garzone di un elettrauto, da adolescente come meccanico e in seguito, con il padre, come operaio edile, contribuì all’apertura di una filiale di un’azienda americana in Belgio, in cui fu impiegato come tecnico di vetreria. Per conto dell’azienda cominciò a viaggiare in tutto il mondo, soggiornando per lavoro 22 mesi a Taiwan, quasi 3 anni in Corea, poi negli Stati Uniti dove si è diplomato in fotografia presso il New York Institute of Photography; quindi venne inviato alle Hawaii e infine in Vietnam.
Nel 1962 decise di lasciare il lavoro e di trasferirsi definitivamente in Italia, dove nel 1953 aveva incontrato la moglie. A Padova rilevò uno dei più rinomati e antichi studi fotografici della città, che ha guidato fino al 1999.
Nel 1975 intraprese anche un’attività stagionale di vendita di materiale fotografico sul litorale del Cavallino a Venezia, dando inizio alla raccolta e alla collezione di conchiglie che, dal 1991 in poi, utilizzerà per le sue composizioni fotografiche.

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