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PIRATI IMMAGINARI PIU’ FAMOSI part.4

PIRATI IMMAGINARI PIU’ FAMOSI part.4

PIRATI IMMAGINARI PIU' FAMOSI

PIRATI IMMAGINARI PIU’ FAMOSI

# Long John Silver (Immaginario)
# Capitano Flint (chiamato anche Josuah o John Flint) (Immaginario)

Long John Silver

PIRATI IMMAGINARI PIU’ FAMOSI part.4

Long John Silver è un personaggio immaginario dal romanzo L’isola del tesoro, di Robert Louis Stevenson. Silver è conosciuto anche col soprannome di Barbecue e il Cuoco del Mare (The Sea Cook, che è anche uno dei titoli alternativi dell’opera di Stevenson).
Ne L’isola del tesoro, Long John Silver è un pirata che ha militato come quartiermastro alle dipendenze del famoso Capitano Flint. Silver sostiene di aver servito la Marina Reale e di aver perso la sua gamba sotto “l’immortale Hawk”. Si diceva anche fosse l’unico uomo di cui Flint avesse paura.

Come molti altri personaggi di Stevenson, c’è in lui più di un semplice accenno di ambiguità: apparentemente Silver è un gran lavoratore e un marinaio alla mano, ed è solo nel procedere della trama che la doppiezza della sua natura si svela appieno. A questo proposito il suo rapporto con Jim Hawkins, il protagonista del romanzo, è emblematico: Silver funge da mentore del ragazzo nonché da suo padre putativo, creando in lui un forte shock quando questi scoprirà che è il vero responsabile dell’ammutinamento, e soprattutto quando in virtù di ciò, Jim dovrà affrontarlo e combatterlo.

Anche se disposto a cambiare bandiera in qualsiasi momento per garantirsi l’incolumità e la sopravvivenza, Silver vanta virtù compensatrici: è abbastanza saggio da prestare attenzione alla gestione del denaro, in contrasto con la maggior parte dei pirati, notoriamente scialacquatori; inoltre è fisicamente coraggioso nonostante la disabilità: per esempio, quando il forziere di Flint si rivela vuoto, dimostra il sangue freddo di fronteggiare cinque uomini furiosi pur potendo contare sul solo aiuto del giovane Jim.

Gli storici hanno osservato che il resoconto che Silver fa delle proprie imprese durante la prima metà del XVIII secolo è in contrasto con la storia nota della figure storiche che egli cita, e che Silver abbia anche esagerato la gamma e la portata dei suoi sforzi a beneficio di Jim Hawkins o dei potenziali pirati che via via cercava di reclutare, o in alternativa che la sua memoria è difettosa. (Vedi L’isola del tesoro)

Quando Silver alla fine del Romanzo riesce a fuggire, porta con sé “tre o quattrocento ghinee” dal contenuto del forziere, divenendo così uno dei due soli vecchi membri dell’equipaggio di Flint ad essere riusciti a mettere le mani su una porzione del ritrovato tesoro; una piccola scorta di lingotti d’argento viene apparentemente lasciata sull’Isola (il maroon redento Ben Gunn è l’altro, ma egli spende tutto in diciannove giorni). La stessa ambivalenza di Jim nei confronti di Silver si riflette nell’ultimo capitolo, quando egli auspica che il vecchio pirata sia tutto sommato riuscito a ritirarsi in un agiato esilio: “O perlomeno è da sperarsi, suppongo, giacché le sue possibilità di agio nell’Aldilà sono piuttosto scarse.”

Il ritratto che Stevenson dà di Silver ha grandemente influenzato la moderna iconografia del pirata con pappagallo e stampella. Silver ha infatti un pappagallo, chiamato Capitano Flint -“in memoria” dell’illustre predecessore- che solitamente se ne sta appollaiato sulla spalla del nuovo proprietario; inoltre, Silver ha anche perso una gamba: si aiuta con una stampella. È sposato a una donna di discendenza africana, cui affida la gestione della sua taverna Il Cannocchiale in sua assenza e che conduce gli affari quando le sue azioni ne rendono improbabile un ritorno a terra.
Dalla corrispondenza epistolare di Stevenson risulta che l’idea per il personaggio di Silver gli venne dall’amico William Henley, scrittore a sua volta, ed editore. Il figlioccio di Stevenson, Lloyd Osbourne, descrisse Henley come “un grosso, sanguigno individuo dalle spalle larghe con una gran barba rossa e una stampella [Henley era invalido]; gioviale, sorprendentemente arguto, e con una risata che scrosciava come musica; aveva una vitalità e una passione inimmaginabili; era assolutamente travolgente”. In una lettera a Henley dopo la pubblicazione de L’isola del tesoro Stevenson scrisse “Devo farti una confessione: è stata la vista della tua pur menomata possenza e del tuo carisma che ha generato Long John Silver… L’idea dell’uomo sciancato che persuade e terrorizza al solo suono della voce, è stata interamente presa da te.”

Capitano J. Flint

 Il Capitano J. Flint (chiamato anche Josuah o John Flint) è un personaggio del romanzo L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson. Si tratta di uno spietato corsaro che nasconde il proprio favoloso tesoro, frutto di innumerevoli arrembaggi e scorrerie, su un’isola sperduta. Sbarcato su di essa con altri pirati della sua ciurma, torna alla nave, ormeggiata nei paraggi, solo. Il ritrovamento della mappa, unico indizio lasciato dal pirata circa il nascondiglio del leggendario tesoro, costituisce il nucleo narrativo del libro. Nel romanzo non compare come personaggio attivo: la sua personalità e

la sua storia sono tratteggiate dalle parole dei suoi ex compari di bordo, in particolare il cuoco e pirata Long John Silver, che possiede tra l’altro un pappagallo, di specie non espressamente dichiarata nel libro, il cui nome riecheggia quello del crudele corsaro. Espressioni quali “Pezzi da otto” o “Per le corna di belzebù”, intercalate nel corso della narrazione come pronunciate dalla bestiola, rimangono vive nella memoria del lettore e riassumono in maniera eloquente lo spirito dell’opera: non a caso essa si chiude proprio con la reminiscenza, da parte del protagonista, dell’animale e delle sue caratteristiche strida:
“…mi assalgono gli incubi più paurosi quando odo i cavalloni tuonare lungo la costa, o balzo d’improvviso sul mio letto, con nelle orecchie la stridula voce del capitano Flint:’Pezzi da otto! Pezzi da otto!'”

“Articolo a scopo didattico-istruttivo, divulgativo, informativo e ricreativo“

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