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I souvenir da evitare

Ciò che i turisti si portano a casa come ricordo delle vacanze rappresenta spesso una minaccia per le specie protette e un problema alla dogana.

Un cranio di alligatore imbalsamato è appoggiato su una pelliccia di scimmia. Dietro, sugli scaffali – accanto a poiane, sparvieri, morette tabaccate e francolini di monte impagliati – stanno allineati i gusci di diverse specie di tartarughe. Questi sono solo alcuni degli oggetti sequestrati di recente al confine svizzero e immagazzinati nelle cosiddette «sale della confisca» dell’Ufficio federale di veterinaria (UFV). In Svizzera non vengono introdotti solo animali imbalsamati, o parti di essi, ma anche animali vivi (pappagalli, rettili, ecc.) e piante rare. Ogni anno in tutto il mondo vengono commercializzati milioni di esemplari di specie protette, un quarto dei quali illegalmente. Per molte piante e animali selvatici questo commercio rappresenta una grave minaccia. Nella maggior parte dei casi i turisti acquistano questi souvenir senza darsi troppi pensieri e senza intenzioni criminose. I commercianti delle località turistiche, inoltre, non attirano sufficientemente l’attenzione dei viaggiatori sull’obbligo d’autorizzazione. Se i souvenir sottostanno alla Convenzione di Washington, Cites, e non vengono dichiarati, si rischiano problemi alla dogana e anche multe salate. Tra le merci e i souvenir maggiormente confiscati vi sono, oggi come ieri, gioielli e statuine d’avorio, collane e orecchini ricavati da conchiglie e coralli nonché stivali, borse, cinture e portafogli in pelle di serpente o lucertola. Gli animali vivi – come pappagalli, rapaci o rettili – costituiscono solo una piccola parte della merce sequestrata. Il WWF e l’UFV, hanno deciso di aiutare i viaggiatori e di pubblicare la Guida «Occhio ai souvenir!». In un pratico formato pieghevole, vi sono indicati i souvenir ammessi dalla legge e quelli da cui conviene tener lontane le mani, per amore della natura nonché del vostro portafoglio (vedi pubblicazioni ACSI).

Traffic: contro il vile commercio
La vendita illegale di animali e piante è uno dei commerci più lucrosi, secondo solo al traffico di armi e droga. Particolarmente richieste sono le parti più redditizie di alcuni animali come, ad esempio, le zanne d’elefante, le corna di rinoceronte, le pelli di leopardo, le ossa di tigre, le pinne di squalo, nonché la carne di balena, delfino o tartaruga. Molte di queste specie sono gravemente minacciate. Tuttavia solo una piccola parte di questo commercio viene scoperta. Fintanto che il commercio illegale rimarrà fiorente, le riserve e i parchi nazionali non riusciranno ad impedire la scomparsa di tigri, rinoceronti, ecc. Per questo, nel 1976, il WWF e l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) hanno fondato Traffic, un’organizzazione che raccoglie dati sulle esportazioni e i carichi illegali. Grazie a Traffic è possibile denunciare il grave lassismo nei controlli e l’inazione di governi troppo poco solerti.

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