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MEDICINA DI BORDO Strumenti Nautici e SIR ARTHUR CONAN DOYLE

Antica e inusuale farmacia di bordo in legno di mogano

*Gli oggetti Nautici sulle navi di ieri e di ogni tempo*

Strumenti Nautici  (Articolo n. 31)

 MEDICINA DI BORDO 

Uomini e Donne di mare – Medico di bordo: SIR ARTHUR CONAN DOYLE (medico di bordo su di una baleniera)

Continuiamo i nostri articoli con il tema “Strumenti Nautici” ed oggi con un argomento particolarmente interessante che molti nostri lettori disconoscono.                                                                                Parlare della medicina di bordo, per me personalmente, è molto motivante proprio perchè è un tema raro e redigere questo articolo è di sicura soddisfazione. Iniziamo con il guardare gli antichi strumenti medici ed i medicamenti per poi passare a parlare del medico di bordo fine 800 inizi del 1900 [Dott. SIR ARTHUR CONAN DOYLE (1859-1930)] ed infine del il medico di bordo sulle navi di duemila anni fa.   *Ser*             04/03/2012

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MEDICINA DI BORDO
I marinai si devono guardare dai naufragi, ma anche dalle ferite e dalle malattie. Per guarire, le preghiere servono a volte di più della povera medicina di bordo. Ci sono certo delle cassette di farmaci, di attrezzi chirurgici, di attrezzi per la cura dei denti, in funzione dell’importanza dell’equipaggio e dotate delle fialette e degli strumenti prescritti dai regolamenti. Ma chi funge da dottore, chirurgo, farmacista? Per legge, questa responsabilità tocca al capitano. Solo i transatlantici e le navi da guerra imbarcano qualcuno del mestiere.

Cofanetto di quercia pieno di affascinanti flaconi stile Anni Trenta

Un lucido cofanetto di quercia pieno di affascinanti flaconi stile Anni Trenta: il liquido che contenevano è ormai evaporato ma sono ancora coperti col solito cappuccio di carta pieghettata.

Questa confezione in mogano offre le sue fialette miracolose allo studente di medicina imbarcato su di un transatlantico.

Non è da affidare al primo che capita questa valigetta da chirurgo per vascelli da guerra dei primissimi anni del XIX secolo! Al primo livello stanno gli strumenti per gli interventi meno impegnativi (naso, occhi, orecchie); al secondo (in foto) l’artiglieria pesante: seghe, trapani, bisturi e cauteri per rimettere insieme quello che resta di un uomo dopo un combattimento navale bordo contro bordo.  navievelieri.it

valigetta da chirurgo per vascelli

Antico set da medico, composto da un contenitore in metallo dorato lavorato a sbalzo contenente un piccolo termometro da 35° a 41° gradi e una matita porta mina. Manifattura inglese della fine del XIX sec. Ottimo stato. Lunghezza cm 9,5. Valore € 700,00

Descrizione

Si tratta di una scatola priva di coperchio, rivestita all’esterno di pelle rossa e foderata di velluto verde, al cui interno sono posizionati, in appositi alloggiamenti, undici strumenti chirurgici, utilizzati per vari tipi di cauterizzazione.

Funzione: I cauteri, resi incandescenti con il fuoco, venivano utilizzati fin dall’antichità per distruggere escrescenze, favorire la fuoriuscita di “materia peccans”, favorire la cicatrizzazione di ferite e a fini emostatici. Secondo Brambilla: “…il fuoco è un crudele tipo di cura ma spesso giova ricordare l’aforisma ‘ciò che il medicamento non sana lo sana il ferro, ciò che il ferro non sana lo sana il fuoco’. E’ meglio, penso, bruciare una piccola parte malata che perdere la vita”.

Autore: Brambilla, Giovanni Alessandro (progettista) (1728/ 1800); Malliard Joseph (costruttore) (1748/ 1814)

strumenti chirurgici, utilizzati per vari tipi di cauterizzazione.

Descrizione

Si tratta di una cassetta rivestita di pelle rossa con decorazioni in oro, priva di coperchio e foderata di velluto verde al cui interno sono posizionati degli strumenti chirurgici, utilizzati in chirurgia militare per l’estrazione di proiettili.

Notizie storiche:

Autore: Brambilla, Giovanni Alessandro (progettista) (1728/ 1800); Malliard Joseph (costruttore) (1748/ 1814)

Strumentario chirurgico per estrazione dei proiettili

 FOTO SOTTO IL TESTO : Si tratta di un insieme di strumenti, a carattere medico chirurgico, tra i quali riconosciamo aghi per sutura, un sondino esplorativo, bisturi, forbici, sega…
1) Forbice per estrazione.
Strumento utilizzato principalmente per agganciare corpi estranei presenti nel corpo del paziente, quali punte di frecce, scheggie o frammenti vari.
2) Forbice o pinza anti-emorragica (?).
Strumento abbastanza singolare con diversi usi: da pinza per arrestare eventuali flussi emorragici, tramite occlusione di vene ed arterie per mezzo di una pressione, a forbice per l’estrazione di corpi estranei presenti nel paziente.
3) Uncino.
Strumento per il sostegno del bisturi nel corso delle resezioni di parti messe in tensione, o per esercitare una trazione dei frenuli e dei lembi che dovranno essere recisi. Inoltre può configurarsi un suo utilizzo nell’accerchiamento di una escrescenza o un polipo di piccole dimensioni.
Tra le altre funzioni, l’uso di tirare e avvolgere il filo da sutura.
4) Forcella a due denti.
La singolarità di questo strumento induce a sospettarne usi diversi: da distanziatore fisso fra due divaricatori, a funzione di leva, oppure di attorcigliamento del filo da sutura.
La stessa forcella, se usata assieme all’uncino, può svolgere funzione di divaricatore.
5) Sonda o Specillo ad ago lungo.
Il principio dello specillo è fondamentalmente esplorativo, ma se si incontra un ostacolo estraneo non si disdegna il suo uso per pungere le cisti liquide o svuotare gli ascessi, far drenare gli umori aprendo le fistole, pungere gli addomi con ascite, intervenire nella cataratta.
Lo strumento, che si presenta come un lungo ago, ha certamente una funzione del tipo esplorativo all’interno di condotti.
Si potrebbe pensare al suo inserimento nell’uretra maschile o femminile per rimuovere i calcoli.
Lo stesso strumento potrebbe essere utilizzato come cauterio, qualora la parte da cauterizzare – tramite bruciatura – dovesse trovarsi all’interno di profonde o strette cavità (naso, bocca).
6) Bisturi o Cauterio.
L’impiegodi questo strumento potrebbe essere stato quello di bisturi o cauterio.
Il bisturi trova un impiego specifico, secondo la sua grandezza, che va dalle semplici incisioni per il deflusso dei liquidi, alle escissioni tumorali, sino alle recisioni dei legamenti o dei peduncoli.
In questo caso il piccolo bisturi può anche aver avuto un’azione di incisione sulla superficie cutanea addominale e nei tessuti sottocutanei. Infatti, seppure piccolo ma ben affilato, un piccolo bisturi delle medesime caratteristiche, trova impiego nella moderna chirurgia.
Come cauterio poteva venire utilizzato per cauterizzare, tramite bruciatura, piccole escrescenze cutanee o per arrestare emorragie.
7) Bisturi in metallo.
Questo bisturi agiva molto prabilmente su superfici dure, infatti la grandezza della lama tagliente doveva sopportare una pressione al taglio abbastanza insistente. Esso può essere stato utilizzato, oltre che su tutti i tessuti cutanei e sulle escrescenze, anche sulle superfici ossee. Possiamo non escludere il suo uso nelle incisioni sulla superficie cranica.
8 e 9) Aghi.
Lo spessore di questi aghi, piuttosto notevole, ne suggerisce l’uso per la cucitura di superfici cutanee consistenti e di un certo spessore. Utilizzato nelle suture per l’accollamento di lembi cutanei di ferite incorse in battaglia, o post-amputazione.
10) Sega per amputazioni.
Strumento principalmente utilizzato nell’amputazione di arti. http://compagniadelfioreargento.forumcommunity.net/

Copia di antichi strumenti chirurgici, XV secolo.

Farmacia di bordo antica

Farmacia di bordo inglese antica a base rettangolare, in legno di rovere, databile alla fine del XIX sec. E’ formata da un vano superiore con coperchio, diviso a scomparti e contenente diverse bottigliette in vetro di varie dimensioni e altre scatole, e da un cassetto inferiore, contenente: mortaio, pestello, misurini, imbuto, lava-occhi, tazza in ceramica per invalidi, siringa e altri oggetti. Misure cm 31x23x26.

Note:
Le antichità marine o marittime non sono di per sé difficili da reperire; quello che è difficile è trovare oggetti veramente importanti e preziosi, e in buone condizioni. Da anni Antik si occupa proprio di questo, di rintracciare oggetti significativi, e molto spesso rari, che possano arricchire una collezione in modo davvero significativo.

Curiosità:
Fino al tardo Medioevo la farmacia era una parte integrante della medicina e le sue basi come scienza autonoma risalgono al Rinascimento. Grande impulso a questa disciplina fu dato dalla scoperta dell’America nel 1492, grazie alla quale arrivarono in Europa molte nuove specie vegetali che poterono essere studiate per un impiego farmacologico. Nella seconda metà del Settecento nacque poi la farmacologia sperimentale, che si basava sul concetto secondo cui era necessaria la sperimentazione sistematica, sia in vitro, sia sugli organismi viventi. Questo nuovo approccio più immediato permise ai farmacisti di ampliare rapidamente le proprie conoscenze.  Valore: € 3.500,00 – antik.it

Farmacia di bordo inglese antica
Farmacia di bordo antica (chiusa)
Farmacia di bordo inglese antica

Antica e inusuale farmacia di bordo in legno di mogano a basa rettangolare formata da un vano superiore con coperchio diviso in scomparti contenente diverse bottiglie a base quadrata, da un anta frontale con scomparti ed altre bottiglie e cinque cassetti di varie misure contenti: bilancina, mortaio e pestello, misurini, siringhe, lava-occhi e contenitori vari. Manifattura inglese della metà del XIX secolo. Misure cm 40x32x15,5.

Note:
Gli strumenti nautici antichi sono articoli che possono essere raccolti e collezionati sia da chi è un esperto “lupo di mare” sia da chi semplicemente vuole acquistare un bell’oggetto, spesso anche raro e prezioso.

Curiosità:
In uso fin dal Rinascimento, le farmacie portatili nacquero dalla necessità del medico di avere con sé almeno il minimo indispensabile per un soccorso d’urgenza. Erano solitamente costituite da una cassetta in legno suddivisa in vari scomparti nei quali erano alloggiati pochi strumenti chirurgici e l’occorrente per una terapia farmacologica. Fino al tardo Medioevo la farmacia fu parte integrante della medicina. Le basi della farmacia moderna risalgono al Rinascimento. La scoperta dell’America nel 1492 aumentò sensibilmente il numero delle specie vegetali conosciute, contribuendo così a dare impulso allo studio farmacologico delle piante.
Valore: € 4.200,00

Antica e inusuale farmacia di bordo in legno di mogano

 

Antica e inusuale farmacia di bordo in legno di mogano

 Antica farmacia di bordo inglese a base rettangolare, in legno, databile alla fine del XIX sec. E’ formata da un vano superiore con coperchio, diviso a scomparti e contenente diverse bottigliette in vetro di varie dimensioni e alcuni altri piccoli attrezzi medici, e da un cassetto inferiore, contenente una bilancina, mortaio, pestello, misurini, imbuto, lava-occhi ed altri oggetti. Misure cm 33x24x28.

Valore € 3500,00

Antica farmacia di bordo inglese

Antica farmacia di bordo inglese

 Elegante e rara farmacia di bordo inglese, databile verso la prima metà del XIX sec., con custodia in piuma mogano, maniglia e cerniere in ottone e completa di chiave. Il mobile a base rettangolare è formato da un vano centrale a due ante in cui sono alloggiati, separati da divisori in legno, numerosi contenitori in vetro soffiato ognuno dei quali contiene polveri e preparati chimici. Nella parte sottostante sono disposti tre file di cassetti: la prima fila a tre scomparti contiene vari oggetti, la seconda e la terza contengono una bilancina con i relativi pesi, mortaio, pestello, misurini, imbuto, lava-occhi ed altri oggetti. Nella parte posteriore vi è un vano scorrevole, apribile con segreto solo dall’interno, contenente veleni e prodotti oppiacei. Antik Arte e Scienza

Elegante e rara farmacia di bordo inglese

Diverse farmacie portatili (XVII-XIX secolo) documentano la storia della farmacia: le più antiche provengono dalla fonderia del granduca Ferdinando Il di Toscana e da quella di Santa Maria Novella. Le farmacie portatili erano usate dagli speziali o dai medici contenevano boccettine di vetro con dentro i medicamenti, accompagnate dal relativo foglietto illustrativo. Museo storico Nazionale dell’arte sanitaria

Farmacia portatile della prima metà del XVIII secolo

Farmacia portatile della prima metà del XVIII secolo

SIR ARTHUR CONAN DOYLE (1859-1930)
medico di bordo su di una baleniera

SIR ARTHUR CONAN DOYLE (1859-1930) medico di bordo su di una baleniera

 

 Conan Doyle studio’ presso lo Stonyhurst College in Austria e poi all’Universita’ di Edimburgo, dove si laureo’ in medicina nel 1885. Dopo avere lavorato come medico di bordo su di una baleniera decise di stabilrsi in Inghilterra e di aprire uno studio a Southsea. Non divenne mai un medico di successo, e di questo possiamo essere grati, fu infatti durante le lunghe ore di inattivita’ tra la visita di un paziente ed il successivo che iniziò a scrivere le storie di Sherlock Holmes. La singolare ed innovativa figura del detective di Baker Street colpi’ subito la fantasia degli inglesi e decreto’ il successo del suo creatore. Successivamente, durante la guerra Anglo-Boera, Conan Doyle fu corrispondente di guerra dal Sudafrica. Ritornato in patria scrisse un libro di memorie che gli valse la nomina a Baronetto. Negli ultimi anni di vita, a seguito della morte del figlio durante la Prima Guerra Mondiale, si interesso’ allo spiritismo scrivendo saggi ed articoli e tenendo numerose conferenze. Il suo ultimo lavoro e’ “The Edge of Unknown” ( 1930 ) in cui spiega le sue esperienze psichiche. Recentemente (1983) è stata pubblicata una raccolta di racconti inediti “ritrovati” tra le sue carte. Tra i pezzi più interessanti “L’ultima possibilità”, uno scritto sul difficile tema del “giustiziere” cioè dell’uomo che decide di sostituirsi alla legge.

Non solo Holmes, la produzione fantastica ed avventurosa.

A causa, probabilmente, della grandissima popolarità ottenuta da Sherlock Holmes, passa spesso in secondo piano l’altra produzione di Doyle: quella avventurosa e fantastica, che pure ha regalato personaggi indimenticabili e memorabili avventure. Uno fra tutti, il professor Challenger, burbero ed eccentrico biologo e paleontologo scopritore, assieme al suo incredulo collega professor Summerlee, al temerario Lord Roxton ed al giornalista irlandese Malone, cronista della spedizione, niente meno, che di un intero Mondo perduto (1912), una valle dimenticata dal tempo, al centro del bacino fluviale del Rio delle Amazzoni, dove vivono, in precario equilibrio, animali preistorici, ominidi e antenati dell’Homo Sapiens. Degno collega di Challenger è il professor Maracot, anch egli eccentrico scienziato, ma tanto silenzioso e riservato quanto l’altro è chiassoso e iracondo. Forse perchè il suo campo d’azione è il mare e più precisamente, il regno dei fondali oceanici esplorando i quali si imbatterà ne L’abisso di Maracot (1927) nei resti non proprio abbandonati della mitica Atlantide. In realtà Doyle fu sempre maestro nel mescolare sapientemente realtà e finzione, sua è la “colpa” di uno dei fraintendimenti più clamorosi della storia del giornalismo, era ancora studente quando basandosi sul ritrovamento, vero e non certo inusuale a quei tempi, di una piccola nave alla deriva senza equipaggio, la Mary Celeste (da lui ribattezzata Maria Celeste), rielaborò i fatti reali aggiungendovi dettagli misteriosi ed allusivi ma completamente inventati, come ad esempio un pasto lasciato interrotto e la velatura completamente dispiegata, con tale realismo da creare una leggenda ancora viva oggi, a più di cento anni di distanza. Per quel racconto, Il mistero del Maria Celeste (1884), il primo venduto ad un giornale, il giovane Conan Doyle ricevette un assegno sufficiente a pagare la retta dell’alloggio universitario per diversi mesi.

Conosceva bene la vita di mare

Del resto conosceva bene la vita di mare, i suoi miti, le sue paure e le sue leggende, essendo stato medico di bordo su di una baleniera nel biennio 1885-1887, a questa esperienza attinse anche durante la stesura delle sue numerose storie di pirati (raccolte in Tales of pirates).
Ma la produzione di Doyle è veramente vastissima e vi trovano posto anche romanzi storici (alla Walter Scott) come La Compagnia Bianca(1891), The last of the legions (L’ultima legione) o Other tales of long ago, gialli senza Holmes come My friend the murderer and other stories (Il mio amico, l’assassino ed altre storie), racconti del terrore (come The American’s Tale (1880) storia di una mostruosa pianta del Madagascar che si ciba di esseri umani, The horror of the heights(1913), interessante racconto quasi fantascientifico sui rischi dell’allora nuovissima tecnologia aeronautica o La mummia rediviva (1892)), romanzi fantascientifici come La fine del mondo (1913) e perfino poesie, come quelle dedicate alla guerra anglo-boera e scritte in SudAfrica dove si trovava come corrispondente di guerra, che gli valsero, nonstante lo scarso valore letterario, il titolo di baronetto nel 1902 e che furono raccolte nel libro The Great Boer War. (Marco R. Capelli)
fonte: progettobabele.it/    RenePaul.net

Per Concludere

Sulle navi Romane c’era il medico a bordo duemila anni fa
By admin Vota per VIP su Google
C’era il medico di bordo sulle navi di duemila anni fa.
In un relitto ritrovato vicino a Pimobino è stata scoperta una vera cassetta di pronto soccorso.
Fra il 140 e il 120 avanti Cristo, Roma era in piena espansione in tutto il Mediterraneo. Poco tempo prima si era conclusa la terza guerra punica: sotto il comando del console Scipione Emiliano era stata distrutta Cartagine, nello stesso periodo la Grecia era diventata una provincia romana a tutti gli effetti. Erano gli anni dei due fratelli Gracchi, Tiberio e Gaio; la ricchezza pioveva su Roma, fulcro del mondo. Proprio in quel periodo un veliero, solcando il mar Tirreno di ritorno da un viaggio nel Mediterraneo, incappò in una tempesta e naufragò nel Golfo di Baratti, nei pressi di Piombino. Non è dato sapere che cosa successe all’equipaggio e ai passeggeri, ma di certo a bordo c’era un medico, con la sua “cassetta del pronto soccorso”: lo hanno dimostrato gli studi di archeologi e biologi, duemila anni dopo il naufragio.
Il relitto del Pozzino (dal nome della baia dove affondò il veliero) è rimasto a 18 metri di profondità fino al 1974, quando fu individuato sotto un intrico di posidonia e iniziarono le missioni subacquee per riportarne a galla i tesori e svelarne i misteri. La nave, lunga 15 metri e larga 3, trasportava anfore, brocche, coppe di vetro, ceramiche, lucerne, tutte provenienti da Paesi del Mediterraneo orientale e dell’Asia Minore. Subito si capì che a bordo doveva esserci un medico, perché fra le altre cose vennero rinvenuti uno specillo (strumento lungo e sottile usato per esplorare le ferite), una ventosa in bronzo per i salassi, una brocchetta con filtro, un mortaio. Poi, nel 1989, la sorpresa: in una cassetta di legno c’erano 136 cilindretti in legno, rivestiti di stagno, contenevano una discreta quantità di dischetti. Perfettamente conservati grazie alla sigillatura ed esposti al Museo Archeologico del Territorio di Populonia a Piombino, hanno iniziato a svelare i loro segreti 20 anni dopo il ritrovamento.

Sulle navi Romane c’era il medico a bordo duemila anni fa

Si tratta di pastiglie a base di erbe, antesignane delle attuali pillole: lo hanno accertato Robert Fleischer e Alain Touwaide dello Smithsonian Conservation Biology Institute di Washington (Usa), in collaborazione con il Laboratorio di Analisi della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, analizzandone con tecniche di biologia molecolare il contenuto. Luigi Campanella, direttore del Polo Museale della Sapienza di Roma, dove sono stati presentati gli ultimi risultati delle ricerche sul relitto del Pozzino, spiega: «In quelle pastiglie di circa un centimetro di diametro c’erano estratti di piante. I ricercatori hanno analizzato il Dna e identificato diverse specie vegetali utilizzate per curare infiammazioni, disturbi ai reni, tosse. Il medico, in pratica, aveva con sé l’armamentario per intervenire su piccoli, comuni malanni».

strumenti chirurgici di epoca romana

Antichi strumenti Chirurgici- fortunati a vivere 2000-2500 anni dopo

Le piante sono state riconosciute confrontando i tratti di Dna rilevati nelle pastiglie con le sequenze genetiche nel database dei National Institutes of Health statunitensi: in ogni “pillola” pare ci fossero una decina di erbe diverse, fra cui cipolla, carota, noce, cavolo, sedano, prezzemolo, ravanello, biancospino, achillea, ibisco. Tutte erbe abbondantemente presenti nei testi medici dell’antichità; probabilmente il medico di bordo le metteva assieme aiutandosi con il mortaio e gli altri strumenti che aveva con sé sulla nave. Gli storici ritengono probabile che le pillole venissero disciolte in acqua o vino, per essere poi bevute o applicate sulla pelle. Capire quali fossero le erbe contenute nelle pastiglie ha richiesto anni di lavoro ed è stata un’impresa non da poco. Come è possibile riuscire a fare indagini tanto accurate su reperti così antichi? «Senza dubbio è cruciale la qualità del materiale rinvenuto – spiega Gino Fornaciari, direttore della Divisione di Paleopatologia, Storia della Medicina e Bioetica dell’Università di Pisa -. Le tecniche attuali però ci aiutano molto, perché sono estremamente precise. La biologia molecolare, con l’analisi delle proteine e del Dna, è applicabile ai reperti di migliaia di anni fa come a campioni “freschi”, senza differenza».

«La scienza offre grandi opportunità all’archeologia, oggi – aggiunge Campanella -. Grazie alle certezze delle analisi biologiche possiamo corroborare le nostre teorie o proporne di nuove, svelando misteri del passato». È proprio questa la parte affascinante del lavoro di questa sorta di “polizia scientifica” dell’antichità: con i metodi di oggi si può scoprire come vivevano i nostri antenati e magari trarne qualche insegnamento. Infatti, lo scopo neanche troppo nascosto degli scienziati che lavorano sulle pillole del relitto del Pozzino, fra le medicine più antiche arrivate fino a noi, è trovare qualche “mix” millenario che possa essere riscoperto dalla medicina attuale per la cura di qualche malattia. Gli “investigatori del passato” lavorano anche sui resti umani riesumati dagli archeologi: «Oltre a cercare di capire come gli antichi si curavano, può esserci utile anche comprendere come e di che cosa si ammalavano – spiega Fornaciari -. La paleopatologia, che studia le malattie del passato, aiuta a capire come si viveva nelle diverse epoche storiche, perché le patologie non sono mai eventi casuali ma sono prodotti dell’ambiente. E può servire ai medici di oggi: così come può essere interessante scovare rimedi in voga nell’antichità e provare a riproporli aggiornati, è altrettanto importante sapere come si sono evolute nei secoli malattie che ci affliggono ancora oggi. Tracciare la loro storia significa conoscerle meglio e magari trovare nuovi mezzi per combatterle con più efficacia.  Elena Meli da corriere.it

“Articolo a scopo didattico-istruttivo, divulgativo, informativo e ricreativo“


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