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Cnidaria : Anthozoa o Coralli,corallo rosso,Corallium rubrum

Cnidaria : Anthozoa o Coralli, corallo rosso, corallo nero,    corallo bianco

Gli Antozoi o, più comunemente, coralli sono una classe di animali del phylum degli Cnidaria. Consistono di piccoli polipi simili ad anemoni di mare radunati tipicamente in colonie di molti individui simili. Il gruppo include gli animali costruttori delle barriere coralline tropicali, che producendo carbonato di calcio formano il tipico scheletro calcareo.

Il loro nome significa letteralmente “fiori animali” (dal greco “ἄνθος/anthos” fiore, e “ζῷον/zoon” animale) ed i loro rappresentanti più tipici sono gli anemoni di mare (o attinie) e i coralli (tra i quali va ricordato il corallo rosso).

Nelle fasce tropicali degli oceani i coralli, stanziatisi da millenni, hanno formato delle grandi bio-costruzioni calcaree con i loro scheletri, creando un nuovo ambiente naturale (la barriera corallina) che ha addirittura modificato la geografia dei mari e degli oceani in quelle zone formando scogliere e permettendo lo sviluppo di tipici ambienti di piattaforma carbonatica e atollo. È tuttavia un errore credere che il corallo possa svilupparsi soltanto nei mari caldi, Infatti i mari freddi (quello della Scandinavia, della Gran Bretagna e della penisola iberica) ospitano scogliere coralline e piattaforme carbonatiche.

Anche se i coralli possono catturare il plancton usando gli cnidoblasti presenti sui loro tentacoli, la maggior parte di questi animali nei mari caldi ottiene il sostentamento tramite le zooxanthellae, delle alghe unicellulari simbiotiche. Di conseguenza la maggior parte dei coralli dipende dalla luce solare e si sviluppa in acqua luminosa e poco profonda. Questi coralli sono quelli tipici dei reef tropicali e subtropicali, come la Grande Barriera Corallina australiana. Altri coralli non sono invece in simbiosi con le zooxanthellae e possono vivere in acque più profonde, come nell’Oceano Atlantico, dove il genere Lophelia vive fino a 3000 metri. Un esempio di questi coralli sono i Darwin Mounds, situati a oltre 1000 metri di profondità in prossimità di Cape Wrath, in Scozia.

Presentano la cavità gastrovascolare con setti longitudinali radiali alternati a tentacoli.

Si distinguono sotto il termine collettivo di corallo:

  • il Corallium Rubrum, un animale coloniale degli Octocoralli, simile alle gorgonie e appartenente al genere Corallium, caratterizzato dall’esoscheletro di colore rosso acceso, talvolta rosa o bianco. Questa specie non gradisce la luce e si trova sia in grotte sottomarine sia ad una certa profondità (a volte ad oltre 100 metri di profondità), in particolare nelle acque mediterranee ed in quelle del bacino occidentale.
  • il corallo nero Antipathes (che comprende numerose specie, tra cui la specie Antipathes Subpinnata) appartiene al gruppo degli esacoralli dell’ordine Antiphataria ed è una specie nettamente più termofila del Corallium rubrum, vivendo anche nei mari tropicali a profondità che possono raggiungere molte centinaia di metri.
  • quelli che vengono chiamati coralli e che, in effetti, sono animali coloniali delle sclerattinie o madrepore. Di forma e di dimensione variabili, sono sparsi nelle acque costiere tropicali in cui formano trottoir (come nel Mar Rosso), atolli (come nelle isole polinesiane) o barriere (come nel caso dell’Australia, con la Grande Barriera Corallina). Queste colonie, generalmente, sono tipiche di acque molto luminose e calde, pur sopportando poco sia le alte temperature che l’inquinamento che porta, infatti, alla loro morte e, quindi, alla loro sedimentazione.

Si distingue poi tra corallo:

  • ermatipico, con scheletro carbonatico e che vive in simbiosi con le zooxanthellae che gli forniscono nutrimento, ed ha quindi bisogno di luce. Queste simbiosi si fondano sul mutuo scambio di sostanze tra simbionte (alga) ed ospite (antozoo). Le simbiosi in questione sono di estremo e attuale interesse, soprattutto in relazione ai fenomeni di sbiancamento dei coralli, che si ritiengono dovuti ad un aumento della temperatura, conseguenza dell’effetto serra;
  • aermatipico o anermatipico, sprovvisto di zooxanthellae, che non ha dunque bisogno di luce e può vivere più in profondità e che si nutre catturando plancton o per osmosi.

Il corallo, percepito comunemente come un singolo organismo, in realtà è formato da migliaia d’individui identici geneticamente, ognuno grande solo pochi millimetri. La parte terminale del corallo si sviluppa tramite riproduzione asessuata dei polipi. In acque ricche di nutrienti, gli anthozoi possono andare incontro a lacerazione pedale (si staccano dal piede un gruppo di cellule). Dalle cellule staccate si sviluppano nuovi individui. Si riproducono anche sessualmente con la deposizione di uova.

Le colonie coralline costituiscono i più vecchi organismi animali vivi al mondo: la loro longevità supera di gran lunga quella delle tartarughe, che vivono oltre 210 anni, o di alcune specie di vongola che possono vivere oltre 405 anni. Secondo gli esperti del NOAA alcune colonie avrebbero anche molte centinaia, e forse migliaia di anni.

Gli anemoni attendono che pesci o altri animali marini finiscano tra i loro tentacoli urticanti, per poterli immobilizzare e mangiare. Alcuni animali tuttavia, come il pesce pagliaccio, sono immuni a tali tentacoli e riescono a vivere fra di essi.

Tassonomia

I coralli appartengono tutti alla classe Anthozoa e sono divisi in due sottoclassi a seconda del numero di tentacoli, della linea di simmetria, del loro esoscheletro, del tipo di nematocisti o dell’analisi genetica. I coralli con otto tentacoli sono chiamati Octocorallia o Alcyonaria e comprendono gli Alcyonacea o coralli morbidi, i Gorgonacea o gorgonie e i Pennatulacea o penne di mare. Quelli con più di otto tentacoli in multipli di sei sono chiamati Hexacorallia o Zoantharia, ed includono tra gli altri gli Scleractinia, gli Actiniaria o anemoni di mare e gli Zoanthidea.

Il corallo rosso (Corallium rubrum Linnaeus, 1758) è un octocorallo della famiglia delle Coralliidae.

Corallium rubrum: sono chiaramente visibili i singoli polipi dotati di otto tentacoli.

Secondo Ovidio (Metamorfosi, IV, 740-752) il corallo rosso nacque dal sangue di una delle Gorgoni, Medusa, quando Perseo la decapitò. Le Gorgoni avevano la capacità di pietrificare con lo sguardo, e il sangue di Medusa, al contatto con la schiuma creata dalle onde, pietrificò alcune alghe che col sangue divennero rosse.

Il Vasari, nella descrizione del suo quadro Perseo e Andromeda, scrisse nel 1570:

« […] dov’è Perseo, che sciogliendo Andromeda, nuda allo scoglio marino, et havendo posato in terra la testa di Medusa, che uscendo sangue dal collo tagliato, et imbrattando l’acqua del mare, ne nascieva i coralli. »

Si pensa che la parola corallo derivi dal greco koraillon, cioè “scheletro duro“, per altri invece sempre in greco kura-halos, cioè “forma umana” ed altri ancora, infine, fanno derivare il termine dall’ebraico goral, nome usato per le pietre utilizzate per gli oracoli in Palestina, Asia Minore e Mediterraneo, tra le quali ruolo preponderante era svolto appunto dai coralli.

Il corallo rosso è l’unica specie del genere Corallium che vive nel Mediterraneo, dalla Grecia e dalla Tunisia fino allo Stretto di Gibilterra, Corsica, Sardegna, Sicilia e Baleari incluse, ma è diffuso anche nell’Atlantico orientale in Portogallo, Canarie, Marocco e Isole di Capo Verde, di solito fino a 200 metri di profondità in luoghi poco illuminati con scarsa vegetazione.

In genere, popola tutti i mari del globo con il limite estremo costituito dal largo dei circoli polari. L’aspetto e la colorazione del corallo varia in relazione al luogo ed alle profondità in cui si trova.

Ha bisogno di condizioni di vita particolari: salinità dell’acqua costante (che deve essere compresa tra il 28% ed il 40‰, in relazione al luogo ed al tipo di corallo), ridotto movimento dell’acqua e illuminazione attenuata. Il tasso di sedimenti in sospensione nell’acqua, se troppo elevato, ne limita la sopravvivenza.

Vive pertanto preferibilmente in luoghi ombrosi e riparati (grotte semioscure, strapiombi, fenditure delle rocce), a partire dalla profondità di 20/30 metri fino a 200 metri. Eccezionalmente si può osservare a basse profondità (4 m), ed anche in notevoli quantità, nelle grotte delle zone di Porto Conte, Capo Caccia e Punta Giglio nel nord/ovest della Sardegna, nel territorio di Alghero. In Liguria, nella Riserva marina di Portofino, la presenza del corallo rosso è continua su tutto il versante meridionale tra i 15 e i 45 metri di profondità, con anche 200 colonie per metro quadrato; in genere si pensa che la caratteristica peculiare di questo corallo sia la lentezza di crescita (un centimetro ogni circa 15 anni contro i 3-4 centimetri di altre zone) e la non sfruttabilità commerciale per via della sottigliezza.

In realtà pare essere un luogo comune derivante dagli studi del biologo Danton (tardo 1800), che sosteneva che il corallo crescesse fino ad un massimo di 2 mm l’anno. Questa convinzione è stata per lungo tempo quella più citata, nettamente in contrasto con i pareri di altri biologi dell’epoca: Dana, il quale sosteneva che il corallo crescesse da 1 a 7 centimetri l’anno, e Wood, per il quale il corallo poteva crescere da 7 a 15 cm l’anno. La teoria di Dana pare comunque essere quella più attendibile.

Forma colonie ramificate, che possono superare i 20–30 cm di altezza, di colore generalmente rosso brillante, ma a volte rosa, bianco, marrone ed anche in nero[.

I polipi sono bianchi e trasparenti, lunghi solo pochi millimetri, con otto tentacoli bordati di appendici pinnate, visibili quando questi sono estroflessi per la cattura del cibo.

Lo scheletro calcareo, durissimo e ricercato come materiale per la costruzione di gioielli, è ricoperto da uno strato di tessuto molle chiamato cenosarco, che viene rimosso per la lavorazione e lucidatura per la realizzazione di monili e sculture artistiche.

Si riproduce, per via sia asessuata che sessuata, rilasciando larve che, dopo una fase di embrione della durata di circa un mese, si fissano al substrato.

Ha una crescita di circa 3–4 cm l’anno in altezza e di 0,50-0,80 mm l’anno in diametro e questo lo rende particolarmente vulnerabile all’azione di raccolta dell’uomo, un tempo operata con metodi distruttivi; oggi in Italia si ha una pesca di tipo selettivo, effettuata in acqua direttamente da sub, che permette, se effettuata con criterio, di massimizzare la resa della pesca con la scelta solo dei rami più grandi permettendo nel contempo la salvaguardia della specie.

Numerose specie appartenenti ai diversi phyla vivono sopra o in stretta associazione con le colonie di corallo rosso.

Un recente studio sui molluschi associati al Corallium rubrum ha dimostrato come tra le specie più comuni viventi su di esso vi è sicuramente Pseudosimnia carnea, un gasteropode appartenente alla famiglia degli Ovulidae e diverse specie di Muricidae, tra cui l’Ocinebrina paddeui, ad oggi specie endemica delle colonie di corallo rosso di Alghero, e numerose Coralliophila spp.

Merita una nota la recente istituzione della Area naturale marina protetta Capo Caccia – Isola Piana, all’interno della quale è stata creata una zona “A” specifica di rispetto assoluto per preservare la “Grotta del Corallo“, dove sui soffitti interni ed in tutta la zona circostante è ancora esistente una buona quantità di corallo e per il quale è in corso un progetto, unico nel suo genere, di ripopolamento con la creazione di supporti speciali ai quali sono stati innestati spezzoni di corallo provenienti dagli scarti di taglio forniti dai corallari subacquei professionisti che operano nella zona.

Questi particolari supporti di granito sono stati affondati nella zona di Punta Sant’Antonio nel gennaio 2005 e popolati con colonie di corallo, in modo da porre le basi per una futura conservazione della specie nella zona. Durante una successiva fase di affondamento sono state posizionate ulteriori strutture sott’acqua al fine di fornire un supporto ad ulteriori colonie.

Francesco Era, corallaro

La pesca del corallo rosso viene attualmente fatta solo esclusivamente da corallari subacquei, con licenza specifica rinnovata ogni anno dalla Regione di pertinenza, generalmente operano in zone di alto fondale da circa 80 m a circa 130 metri di profondità. È stata ed è particolarmente praticata in Italia, Francia, Spagna, Grecia e Tunisia, ma anche in maniera più ridotta in Algeria e Croazia. Si stima che negli anni passati, nell’intero Mediterraneo, fossero pescate 60 tonnellate di corallo ogni anno, attualmente tale quantita è fortemente ridotta grazie al cambio delle politiche di protezione e gestione della flora e della fauna marina operata dai governi che hanno vietato le tecniche di prelievo massive.

La pesca fino agli anni ’80, avveniva attraverso una barca da pesca a motore, anticamente a vela latina, denominata corallina, la quale trascinava una grossa croce di legno a bracci uguali (chiamata dagli abitanti di Torre del Greco, primi pescatori di corallo, ngegno e poi italianizzato ingegno, vale a dire congegno) appesantita attraverso grossi massi ed alla quale erano attaccate reti di canapa. Tale tipo di pesca non è oggi più utilizzata in quanto mediante l’ingegno venivano sradicati interamente i vari ceppi di corallo e “arando” gli scogli, distruggendo così tutto l’ambiente sommerso dove lo strumento veniva fatto passare.

In Sardegna, in particolare, si hanno notizie[ di usi ornamentali fin dal V secolo a.C. nelle zone di Nora, Tharros e Cagliari.

Il corallo di Alghero, città di lingua e tradizione catalana in Sardegna, è conosciuto come tra i più pregiati del Mediterraneo per la particolare fama di quantità, qualità, compattezza e soprattutto per il colore rosso rubino, tanto da rimarcare uno degli aspetti economici più importanti del territorio, chiamato anche Riviera del Corallo, e della città, e da avere nel suo stemma un ramo del pregiato corallo rosso su una base di roccia. Per il particolare abbinamento alla gioielleria ed all’artigianato orafo prende anche il nome di oro rosso, tanto che è venduto allo stesso prezzo del pregiato metallo.

Nei secoli scorsi nella città esisteva un’istituzione chiamata, in lingua catalana, “Caixa del Cural“, che deteneva un fondo in corallo versato percentualmente alla fine di ogni campagna di pesca e riservato alla categoria di pescatori del corallo quando, per vecchiaia, non avrebbero più potuto continuare l’attività. Questa cassa venne utilizzata talvolta per il finanziamento di opere di interesse pubblico, quali ad esempio parti della Cattedrale di Alghero.

Dai primi anni del XX sec.Alghero è divenuta la capitale della pesca del corallo, a seguito della scoperta dei banchi di pesca dai pescatori di Torre del Greco dopo la fine della pesca dei “banchi morti” di Sciacca, negli archivi storici della città è annotata la presenza in porto, nelle stagioni estive, di migliaia di barche coralline. Per secoli tali barche effettuavano il prelievo attraverso la tecnica dell’ingegno, l’attrezzo a croce munito di una pesante sbarra metallica alla quale venivano assicurati numerosi pezzi di rete. Per la particolare azione devastante dei fondali di tale strumento questa tecnica in Sardegna è stata completamente vietata. In seguito alla Regione Sardegna anche la CEE, nel 1994, con una direttiva ha vietato l’imbarco e l’uso dell’ingegno o di attrezzi similari.

Attualmente la pesca del corallo è regolamentata dalla Regione Sardegna ed è consentita solamente a 30 pescatori subacquei professionisti con regolare licenza a profondità non inferiori a 80 metri e nel periodo compreso dal 1 maggio al 15 ottobre.

Altrettanto importante per la pesca del corallo è stata la città di Sciacca: l’inizio della pesca del corallo ebbe inizio nel 1875, quando furono trovati nel mare antistante Sciacca tre banchi corallini che fornirono grosse quantità di corallo. Fino al 1887 l’attività di pesca fu intensiva, poi, in seguito, i tre banchi corallini si rivelarono esauriti.

Il corallo di Sciacca è di limitata grandezza, non superando in genere i 10-12 millimetri, ed il suo colore può variare dal rosa salmone intenso al giallo arancio.

Altra zona nota per la pesca corallina è l’Oceano Pacifico dove sono stati individuate e pescate tra il 1965 ed il 1979 quattro varietà di corallo: Midway, Garnet, Misu e Deep Sea.

Ruolo importante nella pesca del corallo è anche il Giappone con il suo Corallium japonicum,dal1889, dopo la rivoluzione nipponica, sul mercato del pescato italiano arriva anche questa lontana specie, nel paese nipponico infatti si pescano varietà di corallo differenti per pregio e valore, assolutamente non confondibili con il corallium rubrum: il cosiddetto “Corallo pelle d’angelo“, dal colore bianco sfumato in rosa, il “Corallo Moro“, il cerasuolo, di colore rosso rubino, ecc. La grandezza dei rami è di un certo rilievo dato che i cespi raggiungono una grandezza di 30-40 centimetri con rami di diametro di 160 millimetri

Il corallo rosso da tempi immemorabili viene pescato e commercializzato principalmente per la creazione di gioielli ed opere d’arte. Prevalentemente viene montato su oro e argento o forato per ottenere collane e bracciali.

La lavorazione si suddivide in varie fasi a partire dalla eliminazione del rivestimento, il cenosarco, dalla pulizia, dal taglio e/o intaglio, dalla lavorazione ed infine dalla lucidatura.

A partire dagli anni ’80 la marineria torrese ha abbandonato la pesca, oggi praticata dai sub, per dedicarsi completamente alla trasformazione del corallo nobile.

La storia di Torre del Greco è talmente intrecciata con quella del corallo tanto da costituire un binomio inscindibile, ed è documentata fin dal XV secolo. Nel 1790 fu costituita nella città di Torre del Greco la Reale Compagnia del Corallo, con l’idea di lavorare e vendere il corallo pescato. Ciò dimostra che la pesca del corallo era fiorente già da tanti anni nella città campana.

Inoltre fu promulgato il 22 dicembre 1789 da Ferdinando IV di Borbone il Codice corallino (preparato dal giurista napoletano Michele Jorio), con l’intento di regolamentare la pesca del corallo che in quegli anni vedeva impegnati, oltre ai marinai torresi, anche i genovesi, i livornesi e quelli di Trapani

Tale regolamentazione non ebbe però il successo sperato. Dal 1805, anno in cui fu fondata la prima fabbrica per la lavorazione del corallo a Torre del Greco (da Paolo Bartolomeo Martin, francese ma con origini genovesi), iniziò il periodo d’oro per la lavorazione del corallo nella città sita alle pendici del Vesuvio, anche perché insieme alla lavorazione la pesca del corallo era sempre più sotto il dominio dei pescatori torresi. Dal 1875 i torresi iniziarono a lavorare con il corallo di Sciacca e nel 1878 sorse in città addirittura una Scuola per la lavorazione del corallo (che chiuse nel 1885 per riaprire nel 1887), presso la quale nel 1933 fu istituito un Museo del corallo. In seguito venne il momento della lavorazione del corallo giapponese scoperto sui mercati di Madras e Calcutta.

Oggi a Torre del Greco non viene più praticata la pesca del corallo (l’ultima corallina risulta in disarmo nel 1989) ma la città resta comunque il più importante centro al mondo per la lavorazione del corallo, con oltre 2000 addetti al settore.

Tra XV e XVI secolo i pescatori di Trapani iniziarono a praticare la pesca del corallo, grazie all’abbondanza dei banchi corallini scoperti. L’artigianato della lavorazione del corallo divenne quindi sistematico: i pescatori corallari, riuniti nella corporazione dei Pescatori della marina piccola del Palazzo, abitavano concentrati nella odierna via Corallari. I corallari trapanesi acquistarono fama in tutto il bacino del Mediterraneo con i loro prodotti: oggetti sacri e profani, capezzali e cornici, presepi nei quali il corallo è frammisto a oro, argento, smalti e pietre preziose. Presso il Museo regionale Agostino Pepoli di Trapani si possono ammirare sculture, monili e altre opere dei maestri trapanesi realizzate in corallo tra il XVI e il XVIII secolo. Oggi, tuttavia, la pesca è quasi del tutto scomparsa, mentre è limitata a qualche artigiano la lavorazione del corallo.

Il corallo è un antichissimo amuleto di valore apotropaico per i neonati, ancora oggi diffuso. Secondo la tradizione pagana i rametti appuntiti infilzavano il malocchio lanciato per invidia, mentre per i cristiani il suo colore rosso ricordava il sangue di Cristo, infatti veniva usato già nel medioevo per i reliquiari della Croce. Il corallo assumeva così la valenza di simbolo della doppia natura di Cristo, umana e divina. Per questo si trova in numerosi dipinti rinascimentali, come la Madonna del solletico di Masaccio, la Madonna di Senigallia e la Pala di Brera di Piero della Francesca.

Corallo nero (Antipathes subpinnata)

Il vero corallo nero

Il corallo nero (Antipathes subpinnata) è un celenterato della famiglia Antipathidae.

Foto del corallo nero scattate presso Vulcano ( Isole Eolie ) da *Filmati Di Mare* a Capo Grillo e Capo di Pietra Melada il 01/09/2013
Corallo nero (Antipathes subpinnata)

Corallo nero (Antipathes subpinnata)

Corallo nero (Antipathes subpinnata)

Corallo nero (Antipathes subpinnata)

Di nero ha solo lo scheletro, mentre gli organismi viventi sono di colore bianco; è composto da polipi esatentacolari, con tentacoli corti e non pinnati, e si presenta con ciuffi fortemente ramificati.

Si tratta di un corallo rarissimo e protetto. Da non confondersi con la Gerardia savaglia (falso corallo nero).

Nel mar Mediterraneo è presente a partire dai 50 metri sino a oltre 200 metri di profondità.

Il 19 marzo 2009 è stata scoperta la più grande foresta di corallo nero esistente al mondo nel mare di Scilla su fondali tra gli 80 e i 150 m

Corallo nero (Antipathes subpinnata)

Corallo nero (Antipathes subpinnata)

Corallo nero (Antipathes subpinnata)

Corallo nero (Antipathes subpinnata)

 

Savalia lucifica

Un raro tipo di corallo che si illumina, quando viene a contatto con un agente esterno, è stato scoperto a largo delle coste siciliane.

Un gruppo di ricercatori, coordinati da quelli dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), stavano svolgendo delle ricerche a bordo di una nave oceanografica, su alcune colonie di corallo rosso, presenti nei fondali delle Egadi.

A circa 270 metri di profondità, a largo delle coste di Capo San Vito, nella Sicilia occidentale, si sono imbattuti nella rara specie di corallo nero, che si illumina se toccata.

Fino ad oggi non se ne conosceva l’esistenza nel bacino del Mediterraneo e l’unico esemplare era stato rinvenuto a largo delle coste californiane e a una profondità molto superiore, ben 700 metri.

Il suo nome scientifico è Savalia lucifica e appartiene alla famiglia degli zoantidei. Alla scoperta hanno contribuito i ricercatori dell’Università di Pisa, di Bologna, dell’Università Politecnica delle Marche e della Napoli “Parthenope”, sfruttando i finanziamenti messi a disposizione dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del .

 

Corallo Bianco

Corallo Bianco

La campagna oceanografica ARCO (AdRiatic COrals), condotta dall’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna a bordo della nave oceanografica Urania, ha scoperto nell’Adriatico importanti vestigia dell’ultima età glaciale: si presentano dunque nuovi scenari sulla ricostruzione della storia naturale di questo mare, delle sue risorse e delle conseguenze delle variazioni climatiche sugli ambienti marini.

La scoperta più importante riguarda estese scogliere coralline a coralli bianchi (Lophelia e Madrepora) situate a meno di 200 metri di profondità al largo di Pescara, nella zona della depressione medio-adriatica, scomparsi probabilmente a seguito dell’innalzamento della temperatura in epoca post-glaciale.

I coralli bianchi rappresentano uno dei più importanti ecosistemi batiali, cioè delle profondità marine, e generalmente vivono, nell’Atlantico e nel Mediterraneo, a profondità superiori ai 350-400 metri.
La comunità scientifica internazionale rivolge grande attenzione a questi ecosistemi così peculiari, punti focali di biodiversità negli abissi e che, secondo alcuni, potrebbero essere minacciati dalla progressiva acidificazione degli oceani.
Grazie a programmi di ricerca nazionali ed europei, tra i quali Hermes (e a partire da quest’anno anche il nuovo progetto Hermione dell’UE), importanti scogliere a corallo bianco sono state rintracciate anche in acque italiane, nello Ionio, nel Canale di Sicilia e nell’Adriatico meridionale, ma sempre a profondità ragguardevoli.

La campagna ARCO era mirata a rintracciare, mediante un Rov (Remote operating vehicle), possibili scogliere coralline di Dendrophyllia cornigera (corallo giallo) che erano state segnalate dai pescatori e tipiche di profondità fra gli 80 e i 200 metri, dunque compatibili con la batimetria dell’area medio-adriatica.

“Articolo a scopo didattico-istruttivo, divulgativo, informativo e ricreativo“


6 comments

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    Poveri sub! il denaro che guadagnano se lo spenderanno in cure di ospedale.
    La “tecnopatia” del sub alto fondalista è peggio dei tumori…
    poveretti
    moriranno giovani con mille acciacchi

    • Ser says:

      Mariano, grazie per il tuo contributo. La “tecnopatia” del sub alto fondalista? (sono molteplici le attività lavorative “normali” dove chi lavora rischia) Sicuramente molti, molti anni fa il corallaro o chi andava per altra attività a -8o , -100, -120 avevano molti rischi scendendo in aria. Oggi e da molto con le miscele i rischi sono bassi. Un incidente o un errore può determinare malattie da decompressione o altro. Le profonde vanno fatte con organizzazione e programmazione. Comunque la vita è un rischio …. cado da un gradino e muoio. Il corallaro che è nell’articolo è un nostro amico …. vivo, vegeto ed in salute (ed oggi non è certo un adolescente) perchè è stato sempre organizzato anche quando scendeva in aria a max -80/90 perchè le miscele non c’erano. Ho conosciuto anche corallari che stanno bene, ma un “botta” d’azoto la presero, come conosco chi scendendo con miscele (elio o altro) per tempi lunghi ha oggi una voce “affinata” ma sta benissimo. Conosco un ex profondista della marina (-100 metri) che è sceso sempre con le miscele e non ha avuto incidenti. Certo bisogna sapere come muoversi nel blu ( ma anche a -20) pensa che quest’ultimo amico rimase agganciato in alcuni cavi i spuntoni di ferro dove lavorava (per la marina) e con le capacità, conoscenza tecnica e soprattutto NO PANICO (il peggior nemico del blu)si e sfilato le bombole potendo liberarle dai cavi e se le è rimesse. (queste sono prove che si fanno in piscina) Alcuni sono morti, alcuni sono rimasti offesi, alcuni stanno benissimo …… ma comunque tutti “vivi” Molte persone che non fanno nulla sono morti prima di morire. 🙂 *Ser*

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